Il Tirreno

Pisa

Corruzione, sequestrata società

Affidate a un custode giudiziario le quote intestate a madre e figlia

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PISA. L’epicentro è a Reggio Calabria, ma le scosse si sono sentite fino a Pisa. L’inchiesta della Guardia di finanza reggina su corruzione e appalti ha portato a 16 arresti e al sequestro di 12 società per un valore di 40 milioni di euro. Tra le quote societarie affidate a un custode giudiziario ci sono anche quelle della Icop Srl, sede legale a Antonimina (Reggio Calabria), attiva nell’edilizia, intestate a due donne, madre e figlia, residenti a Pisa.

Una Carmela Murdaca Cavallo, 62 anni, ha il 94,47 per cento, l’altra. Donatella Siciliano, avvocato, 35 anni, il 5,53. Capitale sociale di 119mila euro. Non sono indagate anche se hanno subìto una perquisizione da parte dei finanzieri.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno portato a rilevare l'esistenza di un vero e proprio cartello criminale, presente nella provincia di Reggio Calabria ed operante in tutta la Calabria, in grado di "pilotare" sistematicamente l'andamento e l'aggiudicazione di numerosi appalti pubblici.

Contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. Nel corso delle indagini, i finanzieri si sono imbattuti anche in quello che hanno definito un "registro delle mazzette", sopra al quale venivano riportati minuziosamente nomi, doni e importi utilizzati per corrompere i funzionari coinvolti nella vicenda.

L'inchiesta riguarda le attività della Sorical ed è denominata "Ceralacca 2", dal momento che segue la prima tranche che venne portata a termine nel marzo 2012. Gli investigatori appurarono che attraverso la complicità di uno degli uscieri, Antonio De Clariti Stresa, il gruppo familiare dei Bagalà, originari di Gioia Tauro, aveva trovato il modo di condizionare e controllato il giro degli appalti, era entrato in possesso delle chiavi utili per accedere, in qualsiasi momento, soprattutto fuori dagli orari di lavoro, all'interno degli uffici della Suap. All'interno poi si impossessavano delle buste con le offerte d'appalto, per aprirle, verificare l'offerta delle aziende concorrenti, richiuderle e sostituire le proprie offerte per aggiudicarsi i bandi pubblici. Così, dunque, le gare sarebbero state vinte sempre dalle stesse ditte. Tra le quali, la Icop Srl, le cui quote con i beni aziendali e i conti correnti sono finite sotto sequestro.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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