Il dolore
Santa Chiara, un anticipo da 30 milioni
L’Università cede subito le sue proprietà alla Regione: vuole accelerare la costruzione della Scuola Medica a Cisanello
PISA. Manca solo la firma, ma c’è l’accordo tra Regione e Università sulla vendita del Santa Chiara: la Toscana anticiperà circa 30 milioni all’Ateneo, il quale con quei soldi potrà accelerare il trasferimento della Scuola Medica a Cisanello. È come una vendita senza passare dal notaio: esisteva già un protocollo che identificava nella Regione il «soggetto unico appaltante» per la cessione del vecchio ospedale a due passi da Piazza dei Miracoli; ma il Rettorato di Pisa è titolare di un quarto della proprietà, stimata nel complesso tra i 104 e 116 milioni. E questa comproprietà rischiava di allungare i tempi burocratici della gara.
Il nuovo protocollo snellisce la procedura e porta vantaggi a entrambi gli enti: l’Università, disponendo di una notevole liquidità, può finalmente completare il trasloco della parte didattica. Infatti, nel nuovo nosocomio di Cisanello ormai operano quasi tutte le cliniche universitarie, mentre Scuola Medica e qualche altra sede dell’ex facoltà di Medicina continuano a essere attive al Santa Chiara. Il vantaggio per la Regione, invece, è che adesso può lanciare un bando per la cessione immobiliare dell’area storica e gestirlo in solitudine: la speranza è di trattare in una posizione di forza e spuntare un prezzo migliore. Ma, soprattutto, di incassare velocemente una parte della cifra che serve per la gara di Cisanello. E qui va fatto un passo indietro: secondo la Costituzione, la sanità è un settore di competenza regionale; il nuovo ospedale, gestito dall’Aoup (Azienda ospedaliero-universitaria pisana), non fa eccezione e vive anche coi finanziamenti che arrivano da Firenze. Bene, per completare la struttura è prevista una maxi gara da 297 milioni: 52 sono a carico dell’Ateneo che deve costruire ex novo la futura Scuola (il terreno è quello incolto che si osserva sulla destra andando dal parcheggio gratuito delle auto al pronto soccorso); un centinaio abbondante è garantito dal fondo regionale di rotazione per la sanità; il resto è auspicio che sia coperto dalla vendita del Santa Chiara. Basta un ribasso d’asta e l’operazione Cisanello si chiude.
Sui tempi, la speranza di tutti è terminare entro il 2015: non solo perché questo è l’ultimo anno di mandato del presidente Enrico Rossi e del rettore Massimo Augello, quanto perché sin dall’inizio del trasloco dell’ospedale dal centro alla periferia si era parlato del 2015 come deadline per dare un volto definitivo al centro di rilevanza europea che sta diventando Cisanello. Restano due punti in sospeso: se la Regione anticipa 30 milioni vuol dire che ha già idea di un compratore? E che fine fa il piano di sir David Chipperfield? Sul primo punto a Firenze e dintorni le bocce sono più che cucite: sigillate; ma regna un certo ottimismo sulle possibilità di concludere l’affare. Inoltre, sul piano urbanistico che il Comune ha approvato, almeno in teoria non dovrebbe cambiare niente: l’architetto inglese ha vinto il progetto internazionale sulla riqualificazione del Santa Chiara e le 40 pagine del progetto restano acquisite agli atti sul sito del Comune. Ma è chiaro a tutti che se un magnate russo o arabo (come va di moda in questo periodo) lanciasse sul piatto una fiche stratosferica in cambio di una nuova variante, il consiglio comunale, la commissione urbanistica e la cittadinanza intera si interrogherebbero sull’opportunità di rimettere in discussione il progetto.
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