Sicurezza
Sedici mesi e mezzo, il senso di una vita
Non hai avuto il tempo di diventare ragazzo e uomo, Lucio; di innamorarti e fare a botte, di sbagliare, di affrontare un esame, di provare una speranza, una delusione o un ricordo. Ti avevano abbandonato, non ti volevano. Eri malato, irrimediabilmente. Ma in sedici mesi e mezzo sei stato capace di lasciare un segno. Sei stato un guerriero. Hai sofferto, ma sei anche stato accolto, accudito, accarezzato. Ed erano carezze vere, lo sai. L’hai sentito. Il senso di una morte è in ciò che è accaduto prima di lei. In poco tempo tu sei stato capace di innescare conseguenze meravigliose. L’amore dei medici, le infermiere che ti abbracciavano e non ti lasciavano mai solo, la coppia che aveva deciso di chiederti in affidamento, per diventare il tuo babbo e la tua mamma: quelli, Lucio, sono i segni che hai lasciato. Sono le prove di un’esistenza, i regali che hai fatto al mondo. È quello il vuoto che lasci. Ora chiudi gli occhi e, se puoi, sii fiero di te.
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