Il Tirreno

Pisa

Addio a Lucio: storia di un bambino abbandonato

di Candida Virgone
Addio a Lucio: storia di un bambino abbandonato

Nato malato, fu lasciato alla Pubblica Assistenza. Ha vissuto in ospedale circondato dall’affetto di medici e infermieri

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PISA. Se ne è andato in punta di piedi, come un angelo, così come era arrivato. Un bimbo che nessuno aveva voluto, ma che pure, ironia della sorte, è vissuto circondato da tanto amore. Che aveva trovato non solo un papà ed una mamma veri, quelli affidatari, ma un mucchio di zie e zii, le infermiere e i medici dell’unità operativa di neonatologia del Santa Chiara, i quali ogni giorno lo accudivano con tenerezza.

FOTO: Lucio tra le braccia delle infermiere

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È morto ieri mattina, nella cullina fatta arrivare apposta per lui, ormai diventato più grande, il piccolo Lucio, il bambino che era stato abbandonato alla Pubblica Assistenza da uno sconosciuto nella notte fra il 24 e il 25 agosto del 2012. Il bambino, al quale era stato dato il cognome Agostini, aveva compiuto sedici mesi proprio la notte di Natale e, sotto l’albero, per lui, c’era stato un dono speciale, appunto la decisione del tribunale dei minori di Firenze, risalente a solo poche settimane prima, dell’affidamento provvisorio a due genitori coraggiosi che si erano fatti avanti e che con amore infinito lo avrebbero accolto in casa, se e quando le sue condizioni lo avessero permesso.

Ma Lucio - affetto da idroanencefalia, una parola fredda e oscura che indica una condizione neurologica quasi incompatibile con la vita, un percorso duro e iniziato tutto in salita - non ce l’ha fatta. Ieri mattina alle 8.25 il suo cuoricino, complice l’ennesima infezione respiratoria, si è fermato.

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(Nella foto il piccolo Lucio in braccio all'infermiera Valentyna Cherkass. A sinistra il primario Antonio Boldrini. A destra la caposala Elena Vagli)

«Una morte annunciata – ha commentato il direttore dell’unità operativa che accoglieva Lucio, il professor Antonio Boldrini - . Lucio è stato un combattente, ha cercato di resistere a tutto, nonostante i deficit con cui era venuto al mondo, ma nelle ultime settimane era passato da una infezione respiratoria all’altra ed era stremato da continue febbri alte».

Occhi lucidi e sguardi a terra, ieri mattina, per le infermiere che lo avevano accudito con grande slancio fin dai primi momenti. Sanno che è meglio così, che la qualità della vita che il bambino avrebbe potuto avere era quella che era, ma a lui le legava un affetto profondo, quello che ogni mattina accompagnava le carezze e le parole dolci e tenere con cui cercavano di alleviare una esistenza apparsa fin dall’inizio una scommessa con la lotteria genetica che non guarda in faccia nessuno.

Il bimbo è spirato alle 8.25 e pochi minuti dopo i genitori affidatari, una coppia di quarantenni pisani già padre e madre di un adolescente, pure lui adottato, erano al suo capezzale, per dargli il loro ultimo, lungo abbraccio, quel bacio che qualcun altro, chi lo aveva abbandonato, gli aveva negato. Lucio era stato portato alla Pubblica assistenza di via Bargagna una notte di agosto, quasi diciassette mesi fa. Aveva delle ferite sulla schiena, provocate con un oggetto tagliente. Un uomo aveva raccontato ai volontari - increduli di fronte a quel fagottino avvolto in un asciugamano rosa sporco di sangue - che lo aveva raccolto nel cassonetto di fronte.

«Ho sentito il suo vagito passando in motorino», aveva detto, sparendo nel nulla dopo aver chiesto un sorso d’acqua. Nessuno aveva creduto poi al racconto dello sconosciuto: si sospettò che fosse stata una mano pietosa in una tragedia maturata in un contesto che avrebbe visto, per chissà quale motivo, una madre costretta ad abbandonare la sua creatura, non si sa se cosciente o meno che fosse malata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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