Il dolore
Recuperi “aggressivi” e il debito diventa incubo
L’associazione Baby Consumers: centinaia di pisani vessati da richieste di società che fingono di essere pubbliche per forzarli al pagamento
PISA. «Da quando ho dovuto chiedere quel prestito, la mia vita è diventata un inferno. E anche quella dei miei familiari». A Pisa sono centinaia, in Toscana diverse decine di migliaia, i cittadini alle prese con richieste di rientro fin troppo insistenti (e in alcuni casi illegittime nei modi) di “rientro”.
Quasi tutti con storie simili: quella più classica è un’azienda che andava bene finché i pagamenti dei clienti a causa della crisi hanno iniziato ad arrivare col contagocce, magari c’è stata qualche difficoltà a pagare in tempo tasse e contributi e allora non è stato più possibile avere il Durc. Senza quello, i crediti vantati verso le pubbliche amministrazioni sono inesigibili. E la liquidità va ad esaurirsi anche se la ditta magari è sana.
L’associazione Baby Consumers ha fatto un monitoraggio negli ultimi sei mesi, rilevando una serie di scorrettezze fatte da alcune aziende che si occupano di riscossione crediti, nei confronti di chi deve pagare e per qualche ragione è in ritardo. E ora invita chiunque si ritenga vittima di comportamenti illeciti (anche per violazione della privacy o per falsa autoattribuzione di poteri pubblici) a farsi vivo per denunciare queste pratiche “invadenti”: per info tel. 347 344.62.56, internet www.babyconsumers.it
«La maggior parte (90%) delle vittime di pratiche scorrette, forzature eccetera – dice il presidente Pino Staffa – sono coloro che si trovano nelle black list, i restanti stanno per finirci dentro!) In particolar modo sotto Natale, quando sono state riscosse le tredicesime e la gente ha avuto qualche soldo in più in tasca».
Ma non c’è solo questo. La scarsa conoscenza dei propri diritti induce molte persone a pagare debiti inesistenti, o a non contestare le richieste di pagamento indebite. «Capita spesso – spiega l’associazione - di ricevere fatture immotivate, gonfiate, per servizi non richiesti o non più attivi e di essere contattati dalle agenzie per somme, spesso, mai dovute».
Che fare in questi casi? «Innanzitutto, subito dopo aver verificato che il pagamento che vi viene richiesto in realtà non è dovuto, dovete contestarlo per iscritto. Nel testo della lettera basta fare riferimento al documento da cui risulta l’addebito e dichiarare di volerlo contestare includendo una brevissima motivazione».
Qualsiasi azione per ottenere il pagamento di un credito ha inizio con la costituzione in mora del debitore, cioè la richiesta (fatta per iscritto) al debitore di adempiere l’obbligazione entro un termine perentorio.
«In mancanza di essa - continua Staffa - o se questa non è fatta con tutti i crismi previsti dal diritto, non è il caso di agitarsi. Quasi sempre l’azienda che si occupa del recupero crediti inizia ad effettuare solleciti telefonici, chiamandovi sul numero in loro possesso. Questo è perfettamente legittimo, ma alcuni travalicano i propri poteri. I toni di queste telefonate non sono sempre cortesi e in alcuni casi diventano intimidatori. E’ importante non fornire al telefono informazioni che potrebbero agevolare la loro attività: fornire questi dati è uno sbaglio madornale, poiché con essi il creditore ha la strada spianata per notificarci una lettera di messa in mora, o in futuro un decreto ingiuntivo. Dunque potete serenamente concludere la telefonata spiegando di non ritenere di dover fornire alcune informazioni».
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