Il Tirreno

Pisa

Così diversi, così vicini gli italiani secondo il Dna

di Luca Lunedì
Così diversi, così vicini gli italiani secondo il Dna

Uno studio a cui hanno dato un contributo fondamentale i ricercatori pisani mette in luce che il nostro popolo è il primo in Europa per varietà genetica

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PISA. Così diversi e pure così vicini. Volendo dare un’anima pop sarebbe questo il titolo dello studio condotto, fra gli altri, da un pool di ricercatori pisani guidati da Sergio Tofanelli. Il lavoro, apparso sul Journal of anthropological science con il titolo “Sull'isolamento genetico geografico e linguistico: uno studio collaborativo sulle popolazioni italiane", ha rilevato che nel nostro paese vivono a pochi chilometri di distanza popolazioni con ceppi genetici molto diversi. Ad un livello di diversità che di solito si riscontra fra popolazioni che vivono ai capi opposti del continente.

«Dalle sette alle trenta volte maggiori – spiega lo stesso Tofanelli - rispetto a quelle registrate tra i portoghesi e gli ungheresi, cioè gli antipodi d’Europa». La ricerca ha inizio nel 2007 e coinvolge nel tempo quattro diversi gruppi per un totale di oltre trenta ricercatori. Quello pisano ha coordinato i lavori anche degli atenei di Sassari e Modena. «La ricerca non è ancora definitiva – spiega Tofanelli – noi ci siamo concentrati su un particolare aspetto del genoma che è quello del dna mitocondriale trasmesso tramite la linea materna, ma il risultato è stato talmente incoraggiante che ho ricevuto un finanziamento, da parte del National Geographic, di 50mila dollari per estendere la ricerca a tutto il genoma».

Sono 57 le popolazioni presenti nel territorio italiano prese in considerazione, dai Grecanici del Salento alla comunità germanofona di Sappada nel Veneto settentrionale. Le cause di questo calderone genetico, secondo gli studiosi, sono da ricercare tanto nelle caratteristiche geografiche dell'Italia quanto nel fatto che la penisola è sempre stata terra di passaggio per i più vari flussi migratori da ogni parte del Mediterraneo. «Solo in Italia – continua Tofanelli – abbiamo dodici minoranze linguistiche riconosciute e quattro o cinque non riconosciute. Questo da una parte spiega anche come mai le linee genetiche abbiano resistito nel tempo, popolazioni diverse e contigue si sono mischiate meno che in altri luoghi». Le popolazioni prese in considerazione sono soprattutto le più antiche. I Ladini, i Cimbri e i Grecanici, le comunità "paleogermanofone" delle Alpi e alcuni gruppi sardi sono tra quelli che contribuiscono di più alla diversità culturale e sociale osservata in Italia. «Per dare un’idea – aggiunge Tofanelli – tra un gruppo di Sappada e un vicino gruppo del Cadore abbiamo registrato molte più differenze genetiche di quelle individuate tra spagnoli e rumeni».

Il contributo specifico dei ricercatori pisani è stato quello di indagare la diversità delle comunità appenniniche, in cui l’isolamento geografico si accompagna spesso all’uso di caratteri linguistici conservativi. «Le peculiarità genetiche – aggiunge Tofanelli - riscontrate nelle comunità insediate sull’Appennino settentrionale e sulle Alpi Apuane, ad esempio, sono ricche di certe varianti del cromosoma Y la cui diffusione in Italia è riconducibile alla discesa delle antiche tribù liguri dalle Alpi. L'ipotesi di una continuità tra il patrimonio genetico dei Ligures e quello delle attuali comunità non è stato confermato solo per l’area apuana, ma anche per quelle comunità sannite dell’antico Ager Taurasinum dove, secondo gli storici latini, i Liguri Apuani sarebbero stati deportati in massa nel 180 a.C.».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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