La manifestazione
Armi chimiche siriane, ipotesi Camp Darby
La base Usa tra le opzioni con il porto di Livorno per ricevere i veleni in viaggio via mare da Damasco
PISA. Sarà svelato nel primo pomeriggio di oggi dal ministro degli Esteri, Emma Bonino il nome del porto in cui approderà l’arsenale chimico siriano in viaggio dal 7 gennaio sulla nave cargo danese Ark Futura (nella foto). Nella ridda di voci, e non solo quelle provenienti dal mondo antagonista della controinformazione web, compare come possibile sito anche il porto di Livorno. Una circostanza che farebbe scattare il coinvolgimento automatico della base americana di Camp Darby per le operazioni di neutralizzazione dei veleni di Damasco. Un luogo dove gli americani avrebbero spazio e tempo per dismettere una parte del materiale bellico o stoccarlo in attesa di un trasferimento definitivo.
Si parla di oltre una tonnellata di armi chimiche da bonificare. L'operazione, diretta dall'Opac, l’agenzia dell'Onu contro le armi chimica, con il supporto della marina militare americana che metterà a disposizione la nave Cape Ray dove sarà smaltita parte dell'arsenale attraverso il complesso sistema dell'idrolisi, sta per entrare nel vivo. Sigrid Kaag, responsabile dell’intervento, ha spiegato che «una parte del materiale verrà distrutta a bordo dell’americana Cape Ray, un'altra parte verrà trasportata in Europa dove l'Italia ha offerto la propria disponibilità e ci sono società che si stanno proponendo per prendere parte all'operazione».
Camp Darby, ma anche i porti di Gioia Tauro, Taranto, Brindisi, Augusta in Sicilia, Santo Stefano e Capo Teulada in Sardegna, la base Nato di Gaeta, sono ritenuti papabili per ospitare il cargo dei veleni.
Negli ultimi giorni, però, sono salite le quotazioni dell’arcipelago della Maddalena. Il consigliere regionale del Partito d’Azione, Giacomo Sanna, come riporta “La Nuova Sardegna” ha denunciato che, dall'agosto scorso, «i traghetti della società regionale Saremar stanno trasportando da Santo Stefano a Palau carichi di armi prelevati dal gigantesco bunker di Guardia del Moro». Avanza il dubbio l’esponente regionale che l'operazione sia legata all'arrivo delle armi chimiche siriane nell'arcipelago, ma dà come premessa certa il fatto che sia in atto un trasporto di armi da Santo Stefano fino a Olbia e poi da qui fino a Piombino su traghetti civili della Moby. A chi parla di “semplice” trasbordo delle armi tra il cargo e la nave Usa che dovrebbe disinnescarle, viene risposto con un ragionamento chimico. Nel processo di inertizzazione con l'idrolisi, si trasformano in una massa liquida tossica di volume almeno otto volte superiore alla quantità iniziale della sostanza trattata. Se le tonnellate di armi da neutralizzare saranno mille, si produrranno cioè almeno 8 milioni di litri di rifiuti liquidi. Si avranno così, in termini di spazio, ottomila metri cubi da smaltire in acque internazionali. Ma soprattutto otto milioni di litri che devono essere conservati in enormi contenitori di sicurezza all'interno di una nave non dotata di doppio scafo. Difficile perciò pensare che le armi chimiche possano essere caricate sulla Cape Ray tutte in una volta. È probabile, invece, che vengano stoccate a terra e poi trattate a più riprese. Se questo dovesse avvenire tra Livorno e Camp Darby verrà chiarito oggi dal governo.
Pietro Barghigiani
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