Sicurezza
Piove di nuovo nella chiesa dei Cavalieri
I lavori previsti a dicembre non sono ancora partiti. Ci sono i soldi e la ditta, ma la burocrazia frena. Danni a tetto e opere
PISA. Una ferita in attesa di essere rimarginata, ma che la burocrazia rischia invece di far incancrenire. La Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri urla ancora una volta il suo dolore. Le infiltrazioni di acqua continuano ad arrecare danni al monumento di piazza dei Cavalieri e ai tesori storici e artistici conservati al suo interno, mentre i lavori di rifacimento del tetto, già affidati, stentano a partire. Le ultime piogge hanno provocato infiltrazioni d’acqua nel prezioso soffitto ligneo a cassettoni, decorato dal Vasari, dove è raffigurata la storia dell'Ordine di Santo Stefano, danneggiando ulteriormente lo stucco che tiene su le foglie d'oro e le travi di sostegno in legno. L'acqua è caduta anche sull'altare e ha provocato il distacco di colore alla pala cinquecentesca “La moltiplicazione dei pani”, opera della seconda metà del Cinquecento del pittore fiorentino Jacopo da Buti, collocata sulla navata di sinistra e ora stipata in un magazzino. In attesa di ricollocazione anche la pala di Giorgio Vasari, “La lapidazione di Santo Stefano”, realizzata nel 1571, danneggiata dalle infiltrazioni e poi restaurata con un finanziamento di Esselunga, ma mai più riposizionata sulla navata di destra viste le attuali condizioni della chiesa progettata dal Vasari e costruita a partire dal 1565.
«È una vergogna», esclama senza troppi giri di parole monsignor Aldo Armani, rettore della chiesa di proprietà dello Stato, considerata il monumento più importante di Pisa dopo Piazza dei Miracoli, da anni costretto a convivere con bacinelle, secchi e stracci per raccogliere ed asciugare l'acqua che filtra. La burocrazia, lentamente, rischia di cancellare secoli di storia e di moltiplicare i costi dell'intervento. Dopo il grido di allarme lanciato un anno fa da monsignor Armani, che denunciò lo stato di degrado del tetto e i danni che le infiltrazioni di acqua stavano provocando, la Fondazione Pisa, anche a seguito della petizione lanciata sul web dal Tirreno (che in pochi giorni ha raccolto quasi 500 firme), stanziò 350 mila euro per i lavori di ristrutturazione e raggiunse un accordo con la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana per la realizzazione dell'intervento, permettendo di vincolare il contributo esclusivamente alla realizzazione dei lavori necessari per salvare la chiesa.
«Fummo noi - attacca Armani - a trovare il finanziamento di 350 mila euro necessario per i lavori sul tetto e garantito dalla Fondazione Pisa. I soldi ci sono, ma la Soprintendenza non li spende nonostante che l'intervento fosse stato riconosciuto urgente». Secondo le previsioni, l'intervento sarebbe dovuto iniziare a giugno 2013 e terminare verso la fine dell'anno. La direzione regionale del ministero per i Beni Culturali ha affidato i lavori lo scorso dicembre alla ditta Mida di Pistoia che si è aggiudicata l'appalto. I soldi ci sono, la ditta anche, ma i lavori non partono. Secondo i termini di legge, infatti, l'intervento può iniziare dopo 60 giorni dall'affidamento dei lavori. «Questo – spiega Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza di Pisa - per permettere l'eventuale presentazione di ricorsi» sull'affidamento dei lavori. «Bisogna – continua Ciafaloni - rispettare le normative sui contratti pubblici, che allungano i tempi». Sulla struttura sono stati effettuati alcuni sopralluoghi e probabilmente i lavori partiranno all'inizio di febbraio. L'obiettivo è chiudere il cantiere entro giugno.
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