Il Tirreno

Pisa

Crisi del commercio a soffrire di più sono i piccoli negozi

di Daniele Benvenuti
Crisi del commercio a soffrire di più sono i piccoli negozi

Calo del 4,9 per cento nelle vendite, giù l’abbigliamento mentre migliora l’alimentare. Regge la grande distribuzione

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PISA. Ancora un pesante segno meno per le vendite nel commercio al dettaglio pisano. Secondo i dati della Camera di Commercio, il penultimo trimestre dell’anno (luglio-settembre)ha registrato un meno 4,9%, comunque inferiore al dato nazionale del -5,6%. A soffrire sono soprattutto i piccoli negozi, in particolare del settore abbigliamento. Segno positivo invece per la grande distribuzione «in grado di attivare strategie promozionali e politiche di prezzo - spiegano gli analisti della Camera di commercio - tendenti al mantenimento di quote di mercato».

Piccoli in grande difficoltà. Lo studio Camera di Commercio evidenzia come per tutto il 2013 il calo delle vendite sia inversamente proporzionale al crescere della dimensione del punto vendita. Quelle maggiormente in sofferenza infatti sono le piccole unità (da 1 a 5 dipendenti), che segnano una diminuzione degli affari pari al -6,4%, mentre le medie strutture (da 6 a 19 addetti) riescono a bloccare la negatività al -4,7%. Migliora invece la propria performance, dopo ben nove trimestri di difficoltà, la grande distribuzione (unità con 20 addetti e oltre) che porta l’ago della bilancia quasi al pareggio (-0,4%).

Grande distribuzione ok. Nei diversi settori di attività, chi prova a risollevare le sorti del commercio al dettaglio, segnando un +1,9%, sono proprio ipermercati, supermercati e grandi magazzini. Anche gli esercizi specializzati in generi alimentari, pur rimanendo in terreno negativo (-6,6%), migliorano il risultato rispetto al trimestre precedente, contribuendo al rallentamento della caduta. Le ridotte capacità di spesa delle famiglie influenzano invece in maniera inesorabile il comparto non alimentare che, con un -5,4%, prosegue il trend discendente. In particolare il settore abbigliamento e accessori si conferma il peggior settore all’interno del comparto non alimentare, con un calo del (-6,3%). Lo stesso vale sia per le vendite di prodotti per la casa ed elettrodomestici, che segnano una flessione del -5,4%, sia per gli altri prodotti non alimentari (un settore piuttosto eterogeneo che comprende i prodotti farmaceutici, di profumeria, libri, giornali, cartoleria e articoli di seconda mano) che calano del -5,1%.

Serrande abbassate. A fine novembre era stata la Confesercenti a lanciare l’allarme sulla chiusura di molte attività attraverso il proprio Osservatorio. Secondo i dati dell’associazione di via Catalani, in provincia le imprese del commercio al dettaglio che avevano cessato l’attività da gennaio ad ottobre 2013 erano state 264, con un saldo negativo rispetto alle aperture di 123 unità. Numeri confermati dalla Camera di commercio nel terzo trimestre con una contrazione dei punti vendita (-4,5% in un anno). A segnare la caduta più consistente il non alimentare con le attività nel commercio al dettaglio che calano di 374 unità rispetto al 2012 scendendo, a fine settembre 2013, sotto quota 8mila (7.974). All’interno di questo comparto spiccano le cadute degli ambulanti (-9,1%, -204 aziende) e dell’abbigliamento e accessori (-4,9%, - 57 unità). Migliore invece, ma pur sempre negativo, l’andamento dei negozi del comparto alimentare (-1,2%, -18 unità).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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