La manifestazione
Quella lista della spesa E Roberta finì nel nulla
L’ultima traccia della sua presenza è l’elenco interrotto di cose da comprare Il resto della serata è legato alle parole di Logli che due testimoni confutano
PISA. "Pancarrè, pane focaccia, affettati, merende, verdura, frutta, gelati, yogurt…". Eccola l'ultima traccia della signora Ragusa. E' la lista della spesa che compilava quella sera, poche ore prima di essere inghiottita dal nulla, in una notte gelida e ostile, esattamente due anni fa. Roberta è seduta al tavolo della cucina, e scrive i primi oggetti dell'elenco del cibo da comprare con una penna blu. L'ultimo, la parola yogurt, con una penna nera e, pare, più in fretta, come se qualcosa l'avesse sorpresa. Un particolare questo, come tanti altri, su cui si concentreranno in questi 24 mesi le attenzioni degli inquirenti. Finito il lavoro in autoscuola alle otto di sera e servita la cena, la signora entra nel ruolo di madre di famiglia e, con indosso la maglietta bianca e il pantalone nero che costituivano una sorta di "divisa" che portava fra le mura domestiche, prepara la lista per il giorno dopo. Perché la interrompe, che accade, potrebbe dirlo solo lei. A questo punto, per ricostruire quel che accadde quella notte, bisogna affidarsi al racconto di una delle ultime persone che si suppone possa averla vista viva, il marito, Antonio Logli, 51 anni compiuti il 7 gennaio scorso, indagato con il padre e la giovane amante per la sua scomparsa.
«Sono andato in autoscuola a sistemare - ribadirà l'elettricista di Geste a carabinieri e giornalisti - Erano circa le 22,30. Quasi un'ora dopo sono rientrato e sono andato in soffitta dove ho un piccolo laboratorio in cui faccio dei lavoretti. Roby era in cucina a far la lista della spesa. L'ho salutata e sono andato in camera. Alessia, la mia secondogenita, si era addormentata come sempre nel lettone e come sempre l'ho presa in braccio e l'ho portata nella sua cameretta. Era quasi mezzanotte. Poi sono andato anch'io a letto e mi sono addormentato profondamente. Non ho sentito nulla. Non saprei dire se mia moglie è venuta a letto e poi si è alzata, o se a dormire non sia mai venuta. La mattina dopo mi sono svegliato alle 6,45, come sempre, quando è suonata la sveglia del cellulare di Roby, sul suo comodino. Il letto dalla sua parte era appena stropicciato, ma non so se a ridurlo così sia stato io, o se sia stata Alessia quando ci si è addormentata, o ancora mia moglie, venuta a dormire per poi alzarsi e andarsene. La mattina dopo l'ho cercata dappertutto. Ho chiesto ai miei figli se l'avessero vista, poi ai miei genitori. Ho girato un po' per il paese e sono andato perfino al cimitero di Orzignano, dove c'è la tomba di mia suocera: a volte ci andava. Dopo la denuncia ai carabinieri, alle due del pomeriggio, ho avvisato anche i suoi parenti. Ho detto loro che non la trovavo più».
A contestare il racconto del marito, però, c'è quello di due testi fondamentali dell'inchiesta di procura e carabinieri, due vicini di casa, Loris Gozi e Silvana Piampiani, che collocano Antonio insieme con la moglie e fuori delle villetta di via Dini, in via Gigli, intenti a litigare in maniera furibonda, proprio nelle ore in cui lui ha sempre detto di essere sprofondato nel sonno.
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