Sicurezza
«Un muro di silenzio ha isolato anche i ragazzi»
PISA. Un muro di silenzio. Impenetrabile. «Hanno tolto il telefono fisso e al cellulare i ragazzi non rispondono più» è lo sfogo delle cugine di Roberta Ragusa. Che con Antonio i rapporti non fossero...
PISA. Un muro di silenzio. Impenetrabile. «Hanno tolto il telefono fisso e al cellulare i ragazzi non rispondono più» è lo sfogo delle cugine di Roberta Ragusa. Che con Antonio i rapporti non fossero idilliaci ci poteva anche stare. Ma con i ragazzi dopo la sparizione della mamma i contatti erano rimasti. Poco alla volta, però, anche quel legame si è rotto.
Marika Napoletano, cugina romana, dice: «È da settembre che non li sento più».
Aggiunge Anna Maria: «Purtroppo non abbiamo più contatti con i figli di Roberta. Il telefono fisso credo l’abbiano rimosso. E al cellulare non rispondono».
È un dolore che si aggiunge al tormento di una scomparsa di cui non si viene a capo, a distanza di due anni dall’inizio delle indagini.
E se sul fronte dell’inchiesta ci sono carabinieri e Procura a cui chiedere una risposta, il rovello familiare della cesura nei rapporti non trova interlocutori per poter essere risolto.
Giovanna Alpini è, con Soni, a una delle cugine pisane di Roberta. Poco prima del corteo in ricordo dell’imprenditrice di Gello, confida il disagio di aver subìto un’esclusione. Lei al pari degli altri parenti.
«In quella casa (Logli, ndr) hanno alzato un muro nei nostri confronti – afferma –. Non sappiamo cosa pensano quei due ragazzi di questa vicenda. Vivono in una famiglia dove da sempre sostengono che la loro madre se ne è andata volontariamente. Iniziativa come quella di oggi servono per ricordare Roberta che non è certo andata via di sua spontanea volontà».
Marika rinnova l’invito alle forze dell’ordine per arrivare a una verità anche se teme che la storia possa finire nel dimenticatoio dei casi insoluti.
È Anna Maria a lanciare un appello della disperazione: «Anche in forma anonima qualcuno ci faccia sapere dove si trova il corpo di Roberta. Non possiamo pensare che i suoi resti si consumino chissà dove».ALTRO SERVIZIO A PAG. 4
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