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Parola d’ordine: non dimenticare

Parola d’ordine: non dimenticare

Un centinaio di persone sfila a San Giuliano dietro lo striscione col volto di Roberta e la scritta: «Sempre nei nostri cuori»

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SAN GIULIANO TERME. Sfilano in silenzio da piazza Falcone e Borsellino alla chiesa di Gello. In testa al corteo uno striscione dà il “titolo” alla manifestazione: “Roberta sei sempre nei nostri cuori”.

Lontananza e affetto si impastano nel dolore per la sparizione della donna che sta diventando un caso da antologia del crimine. Quelli, però, che rischiano di non avere una conclusione che spieghi il perché e, soprattutto, chi possa aver pensato e condotto in porto un omicidio in cui gli indizi, al momento, non sono così pesanti da diventare prove.

Un centinaio di persone si ritrovano nel primo pomeriggio in piazza per il secondo anniversario di una scomparsa su cui l’Italia si interroga. E si divide tra chi, la maggioranza, non ha dubbi sulla responsabilità del marito e il fronte dei possibilisti della fuga da un matrimonio al capolinea.

Una testimonianza composta quella di ieri che vuole tenere accesi i riflettori di Procura e mass media sul caso. E che vuole ricordare la mamma che mai, come hanno ribadito anche ieri parenti e amici vicini, avrebbe lasciato i suoi due figli senza un perché, anche se il matrimonio era ormai arrivato a un punto di non ritorno. L’isola felice per Roberta erano i due ragazzi.

Nelle prime file del corteo ci sono alcune cugine. Poco indietro gli altri parenti romani. E poi il gruppo Facebook “Troviamo Roberta Ragusa” che ha promosso l’iniziativa a cui hanno preso parte anche i volontari della Protezione civile, Capannori zona Nord, già impegnati lo scorso anno nelle ricerche del corpo, prive di risultati, su indicazione di un paio di sensitive. L’arrivo davanti alla piccola chiesa non conclude il corteo. Il parroco apre le porte per una breve preghiera. Don Tomasz si rivolge a Roberta: «Ricordiamola e ovunque si trovi e trovi la pace. Preghiamo anche per i figli che, seppur segnati dalla vicenda, abbiano una vita serena e felice. Non dobbiamo perdere la speranza e la fiducia per ottenere una spiegazione. Abbiamo il diritto di pretendere che questa triste storia trovi una spiegazione».

Durante il raccoglimento in preghiera, Maria Ragusa, una delle cugine romane di Roberta, legge un brano del vangelo commentato da Benedetto XVI nel quale si richiama «la necessità di affidarsi a Dio e alla preghiera anche nei momenti più difficili dell'esistenza di ciascuno come quando Gesù invoca Dio nel momento della crocifissione».

Un pensiero alla mamma che non c’è più. Tutti sanno che non tornerà. Ma almeno vorrebbero sapere dove che fine hanno fatto i suoi resti e chi ha spento per sempre quello sguardo color cielo.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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