Il Tirreno

Pisa

Buone idee per le imprese del futuro

di Luca Lunedì
Buone idee per le imprese del futuro

Dighe mobili e sensibili, stampe in 3D, software per diagnosi più veloci: studenti e laureati si propongono alle aziende

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PISA. PISA – Un’intuizione, un’idea che possa sfondare e cambiare, se non il mondo, almeno la loro vita. È quello che accomunava ieri gli studenti (ed ex studenti) che affollavano l’aula magna del polo Carmignani durante l’incontro dedicato a ricerca ed impresa. O meglio: a come fare della ricerca un’impresa.

Università, Sant’Anna, Normale e Cnr tutti uniti per spiegare alla giovane platea come trasformare quell’idea in un prodotto che possa essere venduto e come farlo, come costituire un’impresa che funzioni e che si posizioni in un mercato sempre più competitivo, a chi rivolgersi per trovare i fondi per cominciare e quali sono i soggetti che possono aiutare chi muove i primi passi. Andrea Picaluga delegato al trasferimento tecnologico del Sant’Anna, spiega: «Noi siamo, e dobbiamo essere, il punto di raccordo fra studenti ed imprese. Le idee ce le mettete voi ma noi possiamo accompagnarvi per quel famoso primo miglio. Possiamo mettervi in contatto con realtà che possono essere interessate ad investire, non abbiate paura di chiedere. Il 17 gennaio presso il Psv di Pontedera terremo un incontro apposito sulla formazione di imprese nel campo dell’high-tech». Intanto, come aggiunge Paolo Ferragina, prorettore alla ricerca dell’università, «da domani sono aperte le iscrizioni al quarto anno del Phd Plus, un percorso formativo che aiuta chi vuole creare un’impresa, che vi fornisce gli strumenti per camminare con le vostre gambe».

Domenico Laforenza, presidente dell’area della ricerca del Cnr, illustra l’impegno dell’ente: «Abbiamo favorito la nascita di 58 spin-off, una commissione interna verifica la solidità dei progetti presentati e fornisce sia supporto che promozione, soprattutto nel campo della proprietà intellettuale dei progetti, una materia sempre più delicata e nella quale chi comincia deve essere guidato».

Abbiamo raccolto tre storie di altrettanti laureati e studenti che hanno un progetto e sono alla ricerca di finanziatori che possano tramutarlo in realtà.

Tecnologia marina. Valentina Paolini e Davide Sposito, ingegneri edile e biomedico, hanno brevettato un sistema di moduli prefabbricati per strutture marine le cui applicazioni vanno dalla costruzioni di dighe alle isole artificiali. «Il sistema – spiega la stessa Paolini - che si chiama Sps, presenta due sostanziali novità: i moduli possono essere cavi ed ospitare al loro interno sensori di valutazione ambientali o moduli per produrre energia dal moto ondoso e soprattutto si assemblano ad incastro, non hanno bisogno di un collante che li tenga insieme». Sposito precisa: «È un sistema più veloce ed economico, si possono realizzare dighe e frangionde per proteggere le spiagge dall’erosione delle correnti».

Diagnosi più veloci. Andrea Paraboschi e Fabio Vanni (dottorati in management e fisica) hanno messo a punto, ma non ancora brevettato, un nuovo programma che potrà essere di grande aiuto nell’attività dei medici di base e non solo: «È un supporto – spiega vanni – alla diagnosi, un programma basato su di un nuovo algoritmo che permetterà al medico di riunire e visualizzare in maniera diversa i numerosi dati clinici dei pazienti, effettuando diagnosi più veloci e precise. Lo stiamo sviluppando con tre medici che ci forniscono continuamente modifiche da effettuare così da avere uno strumento calibrato sulla loro attività».

Stampa 3D. l’idea di Alessandro Sanna e Salvatore Miceli, ancora studenti di ingegneria aerospaziale, è quella di diffondere la nuova frontiera della meccanica: «Quella che è vista per ora solo come una cosa buffa – spiega Sanna – è invece il futuro: con i modelli 3D creati al momento noi potremo fornire prototipi di elementi meccanici per essere testati subito ed accelerare i processi industriali». Miceli conclude: «Noi abbiamo questa idea ma non sappiamo come poterla lanciare sul mercato, di cosa abbiamo bisogno per creare un’azienda vera e propria, questo incontro è stato molto importante. Vogliamo fare impresa per restare e Italia. L’alternativa è la ricerca ma per come vanno le cose saremmo costretti ad andare all’estero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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