Il Tirreno

Pisa

Il Piccadilly è orfano degli studenti ma ha tanto fascino

di Marco Barabotti

Il locale di piazza Dante ravviva la cucina locale e toscana dandole eleganza e leggerezza senza intaccare la tradizione

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PISA. Orfana del cicaleccio degli studenti per il "tradimento" della Sapienza, la piazza Dante rifrange il volto austero della banca che porta ancora il nome della città. L'anima di questo luogo è un po' triste, anche se a consolarla ci sono locali a loro modo scoppiettanti o pieni di storia. Ci prova a sollevarla il "Piccadilly", ristorante il cui nome cerca di rievocare anche la piazza simbolo della rivoluzione musicale al tempo dei Beatles e dei Rolling Stones. Ma le "pietre rotolanti" dei giovani hanno abbandonato dopo secoli la scena di una piazza Dante da sempre tempio della vita universitaria della città, oggi illividita.

Il ristoro Piccadilly alla stregua di altri locali coraggiosi della Pisa antica, cerca di ravvivare al fuoco di una cucina locale e toscana rivisitata, per darle più eleganza e leggerezza, ma senza intaccare la tradizione. Così fanno Stefano Rossini e Cristina Breschi, marito e moglie, che sono nella ristorazione da quasi un trentennio. Cristina ha imparato a cucinare in casa con la madre e la nonna. «La mia - dice Cristina - è una grande passione per i fornelli, ma con un approccio semplice, con prodotti genuini e di stagione. I nostri piatti non sono volutamente elaborati e non appartengono a quella categoria che io chiamo di élite, che impressiona con il nome dei suoi piatti spesso artificiosi ma che non accontentano il palato». A me il compito di cercare le materie prime «di altissima qualità», tiene a puntualizzare il marito Stefano. «Vado soprattutto a cercare - aggiunge - prodotti di nicchia, per quanto riguarda la carne, il pesce, il vino e le verdure. Le nostre carni provengono da allevamenti naturali, come quelli del Parco di San Rossore, della norcineria Falaschi di San Miniato e della Tenuta Salviati. D'altronde il cibo deve essere un piacere per il palato e per la salute».

La passione di Stefano è anche il vino. Le sue sono etichette conosciute, ma anche poco note «ma di qualità e di morbidezza al palato», sottolinea. Tra queste anche un vino biologico che spesso è quello della casa e che si può ordinare anche sfuso, cioè al bicchiere.

Il locale è rustico. Di gusto sobrio, da trattoria toscana, l'ala che dà su piazza Dante, con un soffitto affrescato a volta in stile Liberty. Moderna la stanza con pochi tavoli che sta all'interno, alla cui pareti campeggiano stampe di antichi scorci di Pisa e l'immagine di Alberto Sordi a tavola nel film "Un americano a Roma", regia di Steno (1954), capace di fulminare perfino Woody Allen con la celebre frase: "Maccarone, m'hai provocato e io te distruggo". Di lato c'è un bel mosaico di foto dedicate a Keith Haring, omaggio di un assiduo cliente, Vincenzo Letta, fratello del presidente del Consiglio. Il menu varia giorno per giorno, secondo i prodotti freschi che si trovano al mercato. In questo periodo da non perdere le "bruschettone" invernali, lo sformatino di polenta con i frutti di mare, il gran misto di sfiziosità vegetariane. Saporito ma anche di buona struttura la carbonara di mare. Da non perdere la zuppa di ceci e castagne e la trippa pisana. Ma il menu offre anche un invitante controfiletto di manzo nostrale con filangé di lardo di Colonnata e carciofi e lo stoccafisso con patate. A pranzo c'è la possibilità di consumare pasti veloci, sempre di qualità. I dolci (come gran parte della pasta) sono fatti a mano dalla chef Cristina che si avvale della collaborazione della figlia Alessia. In sala c'è la regia di Stefano, coadiuvato dall'altro figlio Leonardo, che sa ben illuminare sui vini. Il rapporto qualità-prezzo è ottimo.

Uno spaccato della storia pisana era affiorato vent'anni fa in piazza Dante durante la campagna di scavo della Soprintendenza archeologica toscana sotto la direzione di Stefano Bruni. Storia che si legge anche sui muri dei palazzi, come questo, dove si trova il ristoro Piccadilly, che in un lontano passato ha ospitato un ospedale pediatrico. Dopo il pranzo o la cena, vale tuffarsi in quest'oasi di pace della piazza, con la nostalgia della folla giovanile di un tempo che speriamo ritorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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