Il Tirreno

Pisa

Domus Mazziniana con le porte chiuse: manca il personale

Domus Mazziniana con le porte chiuse: manca il personale

La Scuola Normale pronta a rilevarne gestione e attività ma dal ministero della Cultura tarda ad arrivare il via libera

2 MINUTI DI LETTURA





Poco più di due anni fa, appena finito il restauro, venne inaugurata in pompa magna alla presenza del presidente della Repubblica in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Un simbolo glorioso ritrovato, con una spesa di 2,4 milioni di euro, sotto il coordinamento della presidenza del consiglio dei ministri. Da un paio di mesi questo istituto storico nazionale è chiuso, diventando simbolo, assai meno glorioso, di come vanno le cose in Italia quando ci si mette di mezzo la burocrazia. E si chiudono i rubinetti dei fondi statali.

La Domus Mazziniana, la casa dove Giuseppe Mazzini, uno dei padri della Patria, spirò il 10 marzo 1872, ha le porte semisprangate. "Semi" perché almeno per le visite guidate, a cominciare da quelle delle scolaresche, viene di tanto in tanto riaperta. Ad una condizione: che il gruppo si paghi il personale per le ore della visita (su appuntamento). Il problema è proprio questo: dopo le fanfare dell'inaugurazione, ecco in breve tempo spuntare le difficoltà per mancanza di risorse economiche e, soprattutto, di personale.

Per questo, circa un anno fa, la Domus è stata commissariata e la patata bollente è arrivata al direttore della Scuola Normale, Fabio Beltram. Il quale si è rimboccato le maniche e nel giro di una manciata di mesi ha messo a posto, sotto il profilo normativo, la nuova Domus. E ben presto ha cominciato la battaglia con la burocrazia, che ancora continua. La Domus è rimasta aperta fino a quando un dipendente lavorava ricevendo lo stipendio grazie ad una donazione di privati. Finita quella somma, porte chiuse.

Beltram nel frattempo ha preparato le carte in modo da dare una guida alla Domus (la Normale) sia sotto il profilo della gestione dell'edificio con tutto il suo patrimonio (tra l'altro il manoscritto originale del Giuramento della Giovine Italia) che dell'animazione culturale e scientifica. E' pronto anche a distaccare alla Domus due dipendenti della Normale (dunque senza costi ulteriori). E qui entra pesantemente in ballo la burocrazia: da un ente all'altro non si può. E' sufficiente però che il nulla-osta arrivi dal ministero titolare della Domus, ovvero quello dei Beni culturali, attraverso un accordo di programma. Con il ministro Bray finora i colloqui sono stati ben tre, con una disponibilità di massima (ma l'ok da Roma tarda ad arrivare). E con i venti di rimpasto che soffiano dalla capitale il rischio è che si debba ricominciare da zero.

Il piano di Beltram è pronto e di fatto a costo zero per il ministero: i due dipendenti da distaccare, la possibilità di gestire l'edificio e un comitato scientifico per dare contenuti "e reperire i finanziamenti necessari in modo autonomo", specifica.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini