Il Tirreno

Pisa

Fotovoltaico, la parabola della Morellato

di Pietro Barghigiani
Fotovoltaico, la parabola della Morellato

Il titolare disse no a una commessa militare: «Il rifiuto a Finmeccanica non ha inciso sulla crisi. Leggi e burocrazia fatali»

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PISA. «Il rifiuto di lavorare con Finmeccanica non ha influito sulla crisi aziendale. Anzi. I soldi persi con il no alla commessa sono stati recuperati, e forse aumentati, con l'arrivo di altri ordini. Clienti che dopo aver letto la storia hanno condiviso l'etica della nostra impresa».

Valerio Morellato, ingegnere che crede in un modello di economia alternativa, ha il volto dell'imprenditore (ex) entusiasta costretto, suo malgrado, a lottare contro i mulini a vento. E per uno che si occupa di energia solare è quasi un contrappasso. La cattiva notizia è il passaggio da 8 dipendenti a un part-time.

No all’uso militare. Ci aveva creduto nel fotovoltaico e non ha perso le speranze, l'imprenditore che ha ridotto il personale della sua azienda per una contrazione verticale della domanda di pannelli solari.

Nel luglio 2012 fece scalpore il no a una società dell’orbita Finmeccanica.

La commessa, di 30mila euro, arrivava dalla Whitehead Alenia Sistemi subacquei, «per un sistema di refrigerazione di una vasca piuttosto capiente da usare per ricerca militare».

Scelta apprezzata. Morellato, e con lui i dipendenti che già allora avvertivano i venti dei licenziamenti, rispedirono al mittente la proposta della società. Un atto di coerenza ripagato dalla fiducia di chi credeva nel loro ideale. «Quei 30mila euro sono arrivati con altri ordini – spiega Morellato –. Forse abbiamo anche messo insieme qualcosa di più della cifra a cui avevamo rinunciato. Il passaparola ha pagato».

Investimento “pentito”. L'imprenditore non nega una riduzione drastica del mercato del fotovoltaico provocata dal giro di vita sugli incentivi e da una legislazione più farraginosa per poterli ottenere. Ritiene, però, che ci siano ancora margini per tenere su un settore capace di creare posti di lavoro, ma che da tempo ha imboccato la spirale dei licenziamenti. Usa una metafora Morellato per spiegare l'involuzione delle green economy italiana. «Poniamo che io sia un padre di famiglia e voglia insegnare a mio figlio un mestiere: il falegname per esempio – inizia il racconto –. Scelgo di sostenerlo economicamente, lo aiuto a comprarsi l'attrezzatura e gli commissiono dei lavori per casa nostra affinché si possa impratichire; glieli pago a caro prezzo, assai più di quello che varrebbero, ma è mio figlio e deve fare esperienza. Sono sorpreso: il ragazzo è bravo ed impara in fretta, in poco tempo diventa veloce ed efficiente e riesce a costruire mobili belli a un prezzo sempre più competitivo. È quasi pronto ad aprirsi partita Iva e mettersi in proprio. Quasi. A questo punto gli dico: basta, hai fatto tanto (troppo), adesso lascia perdere, smantella il laboratorio e trovati un altro lavoro, da me non avrai più supporto; anzi, ti pago da vivere se nel frattempo cerchi altra occupazione; ti è rimasto il fornitore da pagare e le rate dell'attrezzatura? Questo è un problema tuo. Questo è ciò che l'Italia ha fatto con il settore del fotovoltaico, con le persone e le aziende che ci hanno investito».

Passo indietro. Per l’imprenditore «l’Italia si è tirata indietro dopo essere stata pioniera, iniziando nel 2005 un costoso e moderno piano d'incentivazione all'energia solare, con l'obiettivo di dare l'avvio a un mercato che doveva industrializzarsi, creare economie di scala e ridurre i costi di produzione, fino a fare a meno del supporto pubblico».

Nuova sfida. La prossima sfida dell’ingegnere si chiama smart grid. si tratta della nascita di una rete di informazione e di una rete di distribuzione elettrica in modo tale da consentire di gestire la rete in maniera "intelligente" sotto vari aspetti o funzionalità e in maniera efficiente per la distribuzione di energia elettrica.

«Se invece di investire nella crescita della mia azienda mi fossi fatto anche io il mio piccolo "parco fotovoltaico" all'epoca in cui gli incentivi erano alti (non mi mancavano conoscenza e mezzi per fare un po' di speculazione) adesso avrei una rendita garantita – conclude –. Invece ho scelto di investire sul lungo termine, nell'impresa, convinto che questo fosse il settore del domani, di cui tutti avremo bisogno. E ne sono ancora convinto. Nel frattempo ci stiamo dedicando all'efficienza energetica in ambito impiantistico, riscaldamento e climatizzazione; in attesa che l'Italia investa sulle smart grid e riscopra il potenziale di energia rinnovabile che ha sempre avuto: il sole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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