Il Tirreno

Pisa

Tra Pisa e Cascina spuntano i capolavori quasi dimenticati

di Maurizia Tazartes
Tra Pisa e Cascina spuntano i capolavori quasi dimenticati

L’autore è Martino di Bartolomeo, pittore poco noto Lo splendido Polittico dei Trovatelli è ora al San Matteo

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PISA. Bussiamo a una scuola elementare nella via principale di Cascina, ed una custode ci apre il confinante oratorio di San Giovanni Battista. Entriamo e scopriamo un complesso pittorico eccezionale. Un tripudio di colori, una folla di personaggi che invade tutto l'interno.

Sono gli affreschi dipinti nel 1398 dal pittore Martino di Bartolomeo, immatricolato nel 1389 tra i pittori senesi.

Ancora bellissimi, nonostante la loro sofferta storia, rappresentano la Crocifissione, episodi della vita di san Giovanni Battista, Santi, Profeti, Evangelisti, storie bibliche e lo Zodiaco.

Li aveva affidati al pittore il cavaliere gerosolimitano Bartolo Palmieri da Cascina, di nobile famiglia pisana, che aveva fatto costruire il piccolo oratorio in laterizi a un'unica navata e volta a crociera per i cavalieri di Rodi. Aveva probabilmente conosciuto il pittore a Siena, dove aveva avuto incarichi pubblici dal 1382 al 1391.

Martino realizza il ciclo con velocità e originalità guardando agli affreschi di Spinello Aretino e Piero di Puccio nel Camposanto pisano.

Sotto la Crocifissione, lascia l'orgogliosa scritta: "HOC OPUS FECIT FIERI FRATER BARTHALUS DE PALMERIIS DA CASCINA ANNO DOMINI MCCCLXXXXVIII. MARTINUS BARTHOLOMEI DE SENIS PINSIT TOTUM OPUS ISTIUS ECCLESIAE SANTI JOHANNIS BAPTISTAE" (Quest'opera fece fare Frate Bartolo Palmieri da Cascina l'anno 1398. Martino di Bartolomeo da Siena dipinse tutta l'opera di questa chiesa di San Giovanni Battista). Non solo, ma immortala il committente inginocchiato.

Il lavoro ha successo e procura nuove commissioni a Martino, che sin dal 1393 abita a Pisa nella parrocchia di Santa Maria Maddalena (via Mazzini). Qualche anno dopo il pittore si trasferisce nella parrocchia di San Felice (via Ulisse Dini) e si mette in società con Giovanni di Pietro da Napoli, un altro forestiero conosciuto forse a Lucca nel 1397. Un sodalizio che durerà sino al 1405. Di Giovanni di Pietro da Napoli rimangono poche notizie, ma sappiamo che i due lavorano insieme ad una serie di dipinti.

Il 27 aprile del 1402 viene loro affidata l'esecuzione di un trittico (tavola a tre scomparti) con la Madonna con il Bambino al centro, i santi Agostino e Giovanni Battista a sinistra, Giovanni Evangelista e Chiara a destra, per la chiesa di Santa Chiara annessa all'omonimo ospedale (via Roma). Giovanni deve eseguire le figure, Martino tutto il resto compresa la cornice.

La paga, 95 fiorini d'oro. Il 25 agosto dello stesso anno l'opera è finita e giudicata meravigliosa dai periti del tempo.

Un prezioso documento di commissione e un dipinto fortunato, rimasto in loco sino al 1906, quando passa al Museo di San Matteo e ora è sotto gli occhi di tutti, con le sue notevoli dimensioni (centimetri 200 x 240), i colori intensi, i santi un po' secchi e statici, i dettagli curati, la Madonna pensosa.

La scritta alla base è ormai quasi illeggibile, mentre dispersi risultano predella, pilastrini laterali e le tre tavolette di coronamento.

I due soci, che non devono avere vita troppo facile in città, da quel momento sembrano lavorare soprattutto per ambienti legati agli ospedali, come dimostrano alcuni documenti relativi a pitture ed e affreschi perduti e le tre tavole superstiti conservate al Museo di San Matteo.

Dallo Spedale dei Trovatelli, un ospizio per neonati abbandonati creato nel 1315 in via Santa Maria presso la chiesa di San Giorgio ai Tedeschi (detta poi degli Innocenti) proviene il polittico a mezze figure con la Madonna e Bambino tra i santi Antonio Abate e Bartolomeo a sinistra e Giovanni Battista e Maddalena a destra, nelle cuspidi il Redentore e santi. Firmato "Martinus de Senis"e datato 1403, è opera tutta di Martino che riporta il nome del committente. Rivela il suo modo di dipingere su tavola, senza l'intervento del collega. Tratti decisamente più morbidi, espressioni più intense ed umane, una maggiore attenzione a Barnaba da Modena e a Spinello Aretino.

Lo stile di Giovanni di Pietro sembra più duro e calligrafico. Un vero enigma però scoprire le mani dei due soci nelle altre due tavole di San Matteo destinate al monastero di San Domenico.

La Madonna con il Bambino tra i santi Maddalena e Domenico a sinistra e Giovanni Evangelista e Brigida a destra è più rigida ed ombrosa. Potrebbe aver prevalso in questo caso la mano del napoletano. Mentre lo Sposalizio di Santa Caterina presenta durezze e morbidezze così intrecciate da far immaginare i due alternarsi nel lavoro.

Certo il minuscolo committente inginocchiato e la scritta con la data precisa aprile 1404 ("MCCCCIIII aprile fu il mese preghiamo Dio per chi fa le spese") potrebbe pesare a favore del grafomane Martino, consapevole già allora dell'importanza dello sponsor.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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