Il Tirreno

Pisa

Homeless e poeti, una coppia cerca aiuto

di Lucia Maffei
Homeless e poeti, una coppia cerca aiuto

Adottata dal Dopolavoro ferroviario lancia un appello: «Qualcuno ci dia una stanza dove vivere»

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PISA. «Una stanza con una libreria, un divano e un bagno». Dopo anni passati a dormire sui treni, quattro pareti sono già un lusso. La stanza che Giovanni Lecci e Tiziana Zanobini chiedono al Comune non è solo un rifugio sicuro dalla vita di senzatetto. È anche la «stanza tutta per sé» che Virginia Woolf, la grande scrittrice inglese, considerava indispensabile per fare letteratura.

Lecci e Zanobini sono due poeti. E sono anche homeless. Da due anni frequentano la sede del dopolavoro ferroviario in piazza della Stazione a Pisa, dove partecipano al Progetto autogestito di reinserimento sociale portato avanti dal Centro culturale polivalente multietnico “Mondostazione”. Lui, 68 anni, livornese, ha appena pubblicato una silloge di 45 opere intitolata “L’emarginazione in poesia” e finanziata in parte dal dopolavoro ferroviario e in parte da Palazzo Gambacorti. L’anno scorso dieci sue poesie sono entrate a far parte dell’antologia “Nuovi poeti contemporanei” uscita per la casa editrice romana Pagine. Lei, 61 anni, pisana, è una cuoca in pensione: gestiva una pizzeria a Livorno.

Proprio alla Caritas di Livorno Giovanni e Tiziana si sono conosciuti, nove anni fa. Si sono innamorati e hanno deciso di affrontare insieme le difficoltà della vita: nessuna casa, immensi dolori personali, i guai di salute. Per tre anni hanno dormito nei vagoni dei treni. «Poi loro ci hanno affigliolato», scherza Lecci riferendosi al circolo del dopolavoro ferroviario pisano e in particolare al vicepresidente Vittorio Citernesi, primo lettore delle poesie di Lecci, oggi appese insieme a quelle della moglie in una mostra permanente nel corridoio al primo piano. Lui preferisce i racconti lunghi in versi, la riflessione. Lei il colpo d’occhio, l’intuizione generale che nasce osservando la realtà. «Scrivo continuamente, anche quando sono a sedere nel gabbiotto del parcheggio», racconta Lecci, che per sei ore al giorno aiuta a segnare le macchine che entrano ed escono dal cancello del dopolavoro. In cambio ha la mensa. Lui e Tiziana si ritirano spesso a scrivere nella sala in fondo al corridoio: lunghe ore di silenzio, chini su grossi quaderni di scuola a righe o a quadretti. La sera si ritirano in un camper in zona San Giusto, loro dimora finché non otterranno una casa popolare.

Mettendo insieme le pensioni, devono cavarsela con 750 euro al mese in due. Sperano che la poesia migliori anche la loro situazione economica, non ne fanno mistero. Il libro “L’emarginazione in poesia” è in vendita al dopolavoro con un contribuito di dieci euro, che in parte ripaga le spese di stampa, in parte va agli autori. Ma il loro sogno è quella stanza che chiedono con forza al Comune, nell’attesa di avere una casa che non sia parcheggiata sul ciglio di una strada.

«Ci basterebbe una stanza con un bagno, la sistemerei io», promette Lecci, che tiene la penna con le mani forti del muratore in pensione. Il mestiere di lavoratore edile Giovanni l’ha imparato da suo zio, dopo aver studiato teologia e filosofia in un monastero di benedettini a Roma. Il lavoro in proprio, poi il matrimonio. E due lutti devastanti: la morte della prima figlia a soli sei mesi per un male incurabile, seguita da quella della sua seconda bambina. Sette anni, investita da un camion davanti ai suoi occhi.

«Non puoi lasciarti alle spalle quello che hai sofferto», dice lui qualche decennio dopo. Neanche scrivendo versi, da sempre per Giovanni una forma di autoanalisi del passato intrisa di fede. «Quando scrivo poesie è come se cancellassi alcune delle mie sofferenze in una dimensione che forse nella vita non troverò mai».

Ricorrono spesso, non a caso, alcune immagini simbolo: «Il Vento, inteso come respiro e alito di vita – elenca Lecci – L’Ombra, intesa come ciò che ricopre il dolore. I concetti di spirito e di anima. E anche la parola “fulmine”: identico a quello che ha sconvolto la mia vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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