Il Tirreno

Pisa

Misericordia, 12 ex dipendenti in causa

di Luca Lunedì
Misericordia, 12 ex dipendenti in causa

Al giudice chiedono il risarcimento del mancato preavviso di licenziamento e il Tfr. Protesta davanti all’Arcivescovado

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PISA. Si avvia verso una conclusione a suon di carte bollate la vicenda di alcuni lavoratori della Misericordia. Dodici dei trentaquattro ex dipendenti dell’Arciconfraternita infatti hanno portato in giudizio l’ente di assistenza per essere risarciti in primo luogo del mancato preavviso al momento del licenziamento e per venire in possesso di Tfr (trattamento di fine rapporto) e tredicesime ancora non pagate.

A breve cominceranno le udienze davanti al tribunale del lavoro dal quale sono già partiti i pignoramenti e gli atti di ingiunzione al pagamento verso la Misericordia. «L’aspetto che più ha fatto infuriare i miei assistiti – commenta l’avvocato Carlo Cavalletti, il legale che sta curando le cause per gli ex dipendenti – è che i fondi erano in possesso della Misericordia. La liquidità per corrispondere preavviso e Tfr c’è, l’abbiamo trovata. Siamo dovuti andare in causa per averla».

L’azione legale non si ferma qui perché ciascuno dei querelanti ha poi, singolarmente, impugnato il provvedimento di licenziamento chiedendo la reintegra nel posto di lavoro o il risarcimento dovuto. «Per preparare quelle udienze abbiamo ancora 180 giorni – conclude l’avvocato Cavalletti – quello che contestiamo è che non sono stati tenuti di conto i presupposti di legge nei licenziamenti, quali anzianità e carichi familiari tuttavia ogni caso sarà valutato singolarmente».

La protesta invece non si placa per tutti gli ex dipendenti che ieri mattina hanno simbolicamente restituito le divise all’arcivescovo disponendole sul selciato di piazza dell’Arcivescovado. La questione ancora accesa è quella riguardante gli ammortizzatori sociali: i lavoratori chiedono che la cassa integrazione parta dal momento del licenziamento avvenuto a fine ottobre, mentre la Misericordia ha recentemente messo sul tavolo una proposta in cui la cassa in deroga è richiesta dal primo di gennaio. «Con questo gesto – commenta Bettina Gentile, lavoratrice della Misericordia – vogliamo chiamare in causa direttamente l’arcivescovo Benotto: non è mai venuto in mezzo a noi a parlare e ha delle responsabilità morali precise nelle difficoltà che il comportamento della Misericordia causa alle famiglie di chi ha perso il lavoro». Altro elemento che agita le acque è il contributo che lo Stato ha versato per l’attivazione dei contratti di solidarietà: «Dall’inizio di dicembre quel contributo è stato in mano alla Misericordia – conclude la Gentile – ma ai lavoratori non è arrivato un euro. Dove sono finiti quei soldi che lo Stato ha dato per noi?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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