La manifestazione
Serve più credito alle imprese
Pieragnoli: «E’ l’unico modo per rilanciare l’economia pisana»
PISA. «Tutti gli indicatori dimostrano che anche nel corso del 2013 si è registrata una ulteriore contrazione del credito al sistema produttivo e alle imprese provinciale». Lo afferma Federico Pieragnoli (Direttore ConfcommercioPisa). Le imprese denunciano infatti una aumentata la richiesta di garanzie da parte delle banche, l'aumento dei tassi di interesse e dei costi per commissioni.
E' soprattutto la mancanza di liquidità che spinge le imprese locali a ricorrere a crediti di breve termine, proprio per sopperire ad esigenze urgenti. Contestualmente si riduce la quota di imprese che vogliono investire a breve e medio termine.
«Bastano questi elementi - dice Pieragnoli - a far capire che senza una decisa e significativa inversione di rotta, si rischia di condannare a morte certa altre migliaia di imprese. Credito a singhiozzo, condizioni peggiorate, investimenti azzerati, falcidiati i prestiti alle famiglie, siamo convinti che questa non sia la strada per uscire dalla crisi, far riprendere i consumi, creare nuove opportunità di lavoro. Come associazione, grazie al Centro Fidi Terziario, solo nel 2013 abbiamo contro-garantito prestiti per oltre 40 milioni di euro e contestualmente, a livello provinciale, sono aumentate del 5% la di imprese che hanno utilizzato un Confidi. Per il nuovo anno ci aspettiamo un impegno maggiore da parte delle istituzioni, mentre gli istituti bancari debbono dimostrare una maggiore elasticità».
Il 50% delle Pmi (piccole e medie imprese) provinciali hanno dichiarato difficoltà di accesso al credito. Il 90% di loro ha dichiarato la richiesta da parte delle banche di maggiori garanzie, l'88% l'aumento dei tassi di interesse, il 64% l'allungamento dei tempi di analisi delle pratiche. I motivi del ricorso all'indebitamento? Sono la gestione dell'attività corrente per il 76% delle Pmi provinciali, la ristrutturazione aziendale per il 36%, ristrutturazione del debito per il 16%, gli investimenti per il 26%. E solo poco più di quattro aziende su dieci (il 43%) si dicono in grado di far fronte al proprio fabbisogno finanziario, ulteriori tre (29%) di esserlo ma talvolta con affanno. Non vi riescono dunque quasi tre imprese su dieci (28%).
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