La manifestazione
Misericordia, protesta all’Arcivescovado
Mobilitazione dei Cobas stamani in piazza per denunciare la situazione di stallo per i 34 licenziati
PISA. Manifestazione di protesta dei lavoratori della Misericordia stamani alle 11 in piazza dell’Arcivescovado.
L’iniziativa porta la firma dei Cobas che tornano alla carica dopo l’incontro fallito in Provincia nel corso del quale, assenti i vertici della Misericordia, è stata presentata la richiesta di accesso alla cassa integrazione.
Come gesto simbolico saranno riconsegnate le divise. Scrivono i dipendenti licenziati che fanno riferimento ai Cobas: «A fine anno si è consumata l'ennesima beffa ai danni di 34 lavoratori e lavoratrici licenziati in Misericordia. Ma come sono andate le cose? Misericordia ha licenziato 34 dipendenti dopo avere accumulato debiti per milioni di euro. Si è detto che la causa del debito era legata all'eccessivo numero dei dipendenti salvo poi scoprire che il debito è stato causato da ben altro (in primis speculazioni immobiliari con la costruzione di un'inutile e faraonica sede che avrebbe dovuto ospitare palestre per la riabilitazione e centri medici che non sono mai arrivati). La litania del "troppo personale" diffusa ad arte è servita a giustificare lo smantellamento dei servizi e il licenziamento del personale portato avanti da vertici locali della Misericordia che nel corso degli anni abbiamo ritrovato dentro l'associazione o a rappresentare gli interessi di soggetti privati in affari con la Misericordia stessa. La litania è stata creduta anche da una parte del sindacato che solo oggi critica l'arcivescovo dopo avere taciuto per mesi dinanzi alle responsabilità morali di monsignor Benotto».
Per i Cobas «è la Misericordia a non volere la cassa integrazione. Non sono i sindacati, men che mai i Cobas che hanno richiesto la cassa integrazione anche quando Cgil, Cisl e Uil parlavano solo di contratti di solidarietà, a chiudere le porte all'ammortizzatore sociale ma Misericordia stessa inviando una proposta irricevibile perfino dalle istituzioni locali. Misericordia avrebbe potuto e dovuto optare per la cassa già a fine ottobre e la sua proposta, del 23 dicembre, è scritta per non essere accolta violando le normative vigenti e stravolgendo quanto le stesse istituzioni locali (Provincia e Regione) avevano loro indicato».
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