Sicurezza
Gettoni di presenza non dovuti: ecco chi deve ridare i soldi
PISA. È partita l’azione di recupero dei gettoni di presenza percepiti dai consiglieri comunali che dal gennaio all’agosto 2009 presero parte alle conferenze dei capigruppo. Per il ministero dell’In...
PISA. È partita l’azione di recupero dei gettoni di presenza percepiti dai consiglieri comunali che dal gennaio all’agosto 2009 presero parte alle conferenze dei capigruppo.
Per il ministero dell’Interno quelle riunioni non andavano equiparate alla convocazioni delle commissioni permanenti e, quindi, la partecipazione non doveva essere retribuita.
Il conto è di circa 10mila euro presentato dal Comune a 12 consiglieri, alcuni ancora a Palazzo Gambacorti, altri fuori dall’assemblea consiliare. Si va da un minimo di 144 euro a un massimo di 1.800 euro.
È stata la Guardia di finanza di Firenze a chiedere a tutti i comuni toscani copia degli atti che certifichino quanto e a chi è stato corrisposto il gettone di presenza per le sedute delle conferenze dei capigruppo per il periodo che va dal gennaio 2009 fino alla data di arrivo della richiesta di informazioni.
Nell’incerta definizione della norma, Pisa si era mossa in tempo bloccando i pagamenti all'agosto 2009. Tuttavia, ci sono Comuni che hanno continuato a riconoscere ai capigruppo il gettone anche negli anni successivi, altri che ignorano l'interpretazione ministeriale aggirandola dando vita a una commissione ad hoc per la programmazione dei lavori consiliari. Fino al 31 agosto 2009 i consiglieri comunali pisani hanno ricevuto per le conferenze dei capigruppo un gettone di 72 euro lordi. A luglio, dovendo chiarire un passaggio della Finanziaria che non indicava più la conferenza come organismo per cui versare il gettone, l'amministrazione si rivolse al ministero dell'Interno. La risposta arrivò il 2 settembre: quei soldi non andavano corrisposti.
Qualche giorno dopo un parere Anci aveva rimesso in pista il rimborso. Il Comune, però, decise di seguire le prescrizioni ministeriali e a partire dal primo settembre non pagò più il gettone per le sedute della conferenza dei capigruppo.
Dopo aver ricevuto l’atto di costituzione in mora, i dodici destinatari hanno 60 giorni di tempo entro cui saldare il conto per quei compensi che per il ministero non dovevano pecepire.
Si tratta di Filippo Bedini (Pdl) 144 euro; Maurizio Bini (Rc) 958,59 euro; Valter Ceccarelli (Pd), 144 euro; Maria Luisa Chincarini (Idv) 1.512 euro; Ranieri Del Torto (Pd) 1.800 euro; Alessandro Gorreri (all’epoca Pdl, poi In Lista per Pisa) 1471,53 euro; Vincenzo Mastantuono (Psi) 144 euro; Sandro Nicola Modafferi (Sel) 288; Patrizia Paoletti (Pdl) 1368; Diego Petrucci (all’epoca Pdl, ora Noi Adesso Pisa) 216 euro; Carmelo Scaramuzzino (Sel) 144; Giuseppe Ventura (In Lista per Pisa) 1759,53 euro.
Per il presidente del consiglio comunale, Ranieri Del Torto «chiedere recuperi a distanza di anni per discutibili interpretazioni mette a rischio l'autonomia e la libertà del politico. A tutto ciò dobbiamo ribellarci. Dico basta all'accanimento contro gli amministratori locali. Ancora una volta si punisce chi svolge con passione un ruolo fondamentale come quello di rappresentare la città e prendere delle importanti decisioni impiegando tempo ed energia. Restituire quanto percepito produce un effetto paradossale: si lavora per poter avere il privilegio di fare il consigliere comunale. I rischi di questa deriva sono che si torni a un tempo in cui solo i nobili e i ricchi sedevano nelle assemblee elettive».(p.b.)
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