Il Tirreno

Pisa

Pisa torna ai vertici della sanità in Italia secondo la Sapienza

di Carlo Venturini
Pisa torna ai vertici della sanità in Italia secondo la Sapienza

Tomassini fa il punto su eccellenze e problemi aperti I Trovatelli da vendere e il trasferimento da completare

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PISA. Pisa torna a guardare le altre città italiane dall'alto verso il basso. E lo fa con uno dei suoi fiori all'occhiello: la sanità. Un fiore che aveva perso qualche petalo negli anni, ma che si rianima grazie alla classifica stilata dagli studiosi della Sapienza di Roma che un anno fa aveva relegato la sanità pisana al 12° posto. Carlo Rinaldo Tomassini, direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria pisana, parla a 360 gradi della sanità cittadina sia nelle sue punte di eccellenza che negli ambiti dove nel 2014 si concentreranno gli sforzi per i doverosi miglioramenti. E ricorda che la prima posizione nella classifica comprende anche gli ospedali di Pontedera e Volterra della Asl5.

Le eccellenze. «In realtà, stilare un elenco esaustivo delle punte di eccellenza è pressoché impossibile. Basti pensare ai 1500 trapianti di fegato effettuati, alla nuova tecnica per l'impianto della valvola aortica, al fatto che l'unità operativa di medicina trasfusionale e biologia dei trapianti è la prima struttura italiana a essersi dotata di un'apparecchiatura in grado di ottenere una coltura standardizzata di cellule staminali mesenchimali. Ma c'è anche l'eccellenza della quotidianità che è fatta da medici e infermieri di reparti che non hanno le luci della ribalta puntate addosso, come la Pneumologia, le Medicine, i reparti di riabilitazione, la chirurgia della mano e altri ancora. Senza dimenticare il backstage che agevola i medici e gli infermieri nel loro compito e cioè gli amministrativi, i tecnici, i biologi e i gabinetti di analisi. Inoltre ora il pronto soccorso ha finalmente un eliporto operativo e sono pochissimi gli ospedali toscani ad averlo».

Veniamo però alle criticità emerse dalla cronaca cittadina.

Barboni e sbandati al Pronto soccorso. «Vi ricordate come era Cisanello 4 anni fa? Era una terra di nessuno. Non c'era una sola recinzione. Oggi ha ingressi sorvegliati e recinzioni ma non si può militarizzare un ospedale che deve ed è un luogo aperto. Per cui è quasi "fisiologico" che qualche persona si "intrufoli" in un luogo che d'inverno è caldo e che offre un riparo».

Il braccio di ferro con la Fondazione Monasterio di Massa. Stando all'assessore regionale della sanità Marroni, la cardiologia pisana dovrebbe essere accorpata alla Fondazione Monasterio di Massa. Questa idea è partita dopo che l' Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha dato complessivamente, dei voti non positivi al dipartimento pisano di cardiochirurgia. «Erano solo delle indicazioni di verifica e non un giudizio positivo o negativo sull'operato della nostra cardiochirurgia. E comunque non ci deve essere un rapporto competitivo con Massa bensì un rapporto sinergico e collaborativo».

Ex orfanotrofio dei Trovatelli. E' un complesso da quasi 6mila mq di proprietà dell'Aoup che partendo da via Santa Maria si snoda fino a piazza dell'Arcivescovado, con una serie di finestre che si spalancano direttamente sulla Piazza dei Miracoli. Due aste di vendita sono andate deserte. «Di soggetti ce ne sono molti ma l'acquisto vero e proprio è molto ponderato dai futuri acquirenti sia per la stasi del mercato immobiliare sia per la particolarità e il valore dell'immobile che è antico e si affaccia su un sito Unesco».

Trasferimento incompleto del Santa Chiara a Cisanello. «I tre quarti dei reparti del Santa Chiara sono stati trasferiti a Cisanello. Ciò che resta al Santa Chiara sono i reparti con attività no legate all’urgenza, mentre a Cisanello si è concentrato tutto il blocco delle emergenze. I reparti che sono ora al Santa Chiara vanno bene, svolgono la loro attività in maniera ottimale. Abbiamo inoltre pubblicato un bando per circa 2500 posti auto a Cisanello del valore di 3,4 milioni di euro».

Le pecche della degenza nei reparti. Più volte, al giornale abbiamo ricevuto segnalazioni sulla scarsa qualità del cibo (il pollo la fa da padrone nelle portate) servito ai ricoverati e sui tagli di alcuni "rituali" graditi ai malati come il tè coi biscotti. Oggi chi si ricovera in ospedale si deve portare tutto: posate, bicchieri, tazze perché l'ospedale non passa più niente. E d'inverno sarà bene portarsi anche le coperte. Di recente sono arrivate lamentele addirittura sulla mancanza di coperte (contese dai pazienti) e sulla inadeguatezza dei materassi nel reparto di Ginecologia del Santa Chiara. All'ospedale insomma come al campeggio. «Possono essere delle eccezioni - risponde Tomassini - ma guai a farne una regola. Noi facciamo ben 5.000 interventi di manutenzione ordinaria all'anno e cerchiamo di rispondere a tutte le richieste che ci vengono dalle capo sala. Tenete conto che facciamo circa 1.500 ricoveri giornalieri e gli utilizzatori (pazienti-operatori-familiari) dell'ospedale sono oltre 7 milioni all'anno e devono essere gestiti circa 20mila accessi al giorno, con ben 4636 dipendenti dell'Aoup, più 212 a tempo determinato». Numeri da centro urbano o di un ospedale che attrae pazienti di tutta l'Area vasta costiera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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