Il dolore
Ci sono 200.000 libri da spostare
La perizia indica le cause dei problemi dell’edificio e quindici interventi urgenti da fare. La premessa è ridurre i volumi
PISA. Quindici interventi urgenti, sei consigliati e due prescrizioni per il futuro, ma nessuna previsione di spesa. La famosa perizia sulla salute della Sapienza, attesa da oltre un anno e mezzo è finalmente pubblica, almeno nelle 12 pagine di conclusioni. Dopo la presentazione ai ministri Massimo Bray (Mibact, beni culturali) e Maria Chiara Carrozza (Miur, università) che si è svolta il 20 dicembre a Roma, l’Ateneo ha condiviso i risultati dello studio anche con la cittadinanza; in sintesi, l’edificio non sta benissimo per tre motivi: è costruito male e tenuto peggio, ha troppi libri nei soppalchi e il terremoto del 2012 in Emilia ha aggravato la situazione. Scritta in burocratese asciutto e molto onesto, la perizia non nasconde niente e altrettanto non enfatizza: ognuno può cantare vittoria leggendola. Noi cerchiamo di sintetizzarla in modo oggettivo.
Le urgenze. Cominciamo dalla fine e cioè dagli interventi necessari. Nei locali in uso all’Università (ex facoltà di giurisprudenza) bisogna consolidare alcuni solai di copertura al primo piano; numerosi tramezzi al primo e secondo piano; le intere strutture delle sale da 19 a 29 al piano terra e delle 44, 45, 47, 49 e 50 al primo piano, più tutta l’Aula magna nuova, incluso il sistema di copertura voltato. Nei locali della Biblioteca universitaria (ospitata in Sapienza dal 1823 e sotto la competenza del Mibact) si deve rimuovere il materiale librario dai soppalchi metallici del secondo piano; dalla libreria sulla parete di separazione tra sala lettura e sala 27 al primo piano; dagli scaffali e schedari posti al centro delle sale 18 e 19 sempre al primo piano. Inoltre si devono sostituire i piedi di tutti gli scaffali: ora sono semplici paletti (come un tavolo da cucina) che scaricano il peso su un punto solo; andrebbero cambiati con «basette» abbastanza estese che assicurino una dispersione della pressione un po’ meno violenta.
Le zone di passaggio. Non è finita: la perizia richiede il consolidamento del porticato e del loggiato; l’integrazione/sostituzione dei tiranti e delle catene delle volte e del porticato; la predisposizione di un sistema efficiente di raccolta delle acque piovane; e la rimozione del materiale di risulta nel sottotetto. Questi ultimi due punti vanno spiegati: infatti, per quanto concerne lo smaltimento pluviale, «è stata riscontrata la presenza di un cattivo sistema di regimentazione dell’acqua piovana con dilavamento del terreno di fondazione delle strutture limitrofe al cortile interno». E ciò «aggrava» una situazione già confusa e «disomogenea» del terreno su cui sorge l’edificio, il quale deve «essere considerato non come una singola unità strutturale bensì come un aggregato di unità ovvero di parti variamente interconnesse fra di loro, realizzate in epoche diverse e con differenti tecniche costruttive». Invece, sulla presenza di scarti di manutenzione nel sottotetto, si tratta di una sciagurata leggerezza del passato, che aumenta la pressione sull’immobile.
Il futuro. Risolte le urgenze, si passa alla conservazione: i periti impongono che «il sovraccarico complessivo massimo non deve in ogni caso superare i 300 chili per metro quadro», sia nella biblioteca che a Giurisprudenza. E calcolano che per ottenere questo risultato, nella prima si debba rimuovere materiale librario per «oltre il 30% del totale che ammonta a circa 10mila metri lineari di scaffali attualmente presenti», dove sono custoditi oltre 600mila volumi. Il “come” è delegato agli enti, che devono trovare un accordo. E l’Ateneo in un comunicato fa sapere che il 20 dicembre «le istituzioni coinvolte hanno preso atto che lo spostamento dei volumi della Biblioteca risulta prioritario e preliminare all’avvio dei lavori di messa in sicurezza e sistemazione dell’intero complesso della Sapienza». Ancora, che nella riunione romana è stato «concordato l’insediamento di una nuova Commissione tecnica per pianificare e portare a termine, entro il mese di maggio 2014, il completamento dei lavori di adeguamento strutturale e funzionale del compendio di San Matteo, sede aggiuntiva della Biblioteca Universitaria».
Il sisma. Perché il terremoto emiliano in Toscana ha colpito solo la Sapienza? La perizia sembra rispondere a questa domanda quando dice che lo stabile, complesso ed eterogeneo, presenta «un quadro fessurativo quasi fisiologico e soffre di un’intrinseca fragilità». Il sisma ha insistito in senso orizzontale, punto debole della struttura che soffre «i carichi dinamici» in quella direzione e che va pertanto stabilizzata.
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