Il dolore
Negozio ridotto a discarica: la rivolta di via Battelli
Esercenti e professionisti: «Da tempo il titolare promette di mettere in ordine e aprire un’attività...». Lamentele anche per i fondi sfitti da venticinque anni. «Il risultato è un degrado insopportabile»
PISA. «Via Battelli, con le possibilità di parcheggio che ha e le tante attività che vi operano, è di fatto un centro commerciale naturale che avrebbe bisogno di maggiore attenzione. Invece è dimenticata e da anni, in alcuni punti, completamente degradata con danno, non solo di immagine, per chi vi vive e vi lavora». A parlare è Maurizio Sbrana, agente generale procuratore di Fondiaria Sai, e l’oggetto della protesta di cui si fa portavoce sono una serie di fondi dismessi ma tenuti in totale stato di insopportabile abbandono all’inizio della via, tra i numeri civici 3 e 5 e poi nei successivi, proprio dove ha sede l’agenzia che dirige. Lo stato di degrado è tale che un esposto firmato da ventisette persone, tra negozianti, operatori e cittadini che nella zona risiedono, è pronto per essere inviato all’ufficio decoro urbano del Comune.
I fondi sono di proprietà di un noto costruttore, ma uno di questi, di cui Il Tirreno si è occupato già qualche anno fa, sede di una rivendita di materiale informatico, è tenuto, in bella vista, in uno stato di totale caos al punto da sembrare il nido di un accumulatore seriale che non mette a posto da decenni, uno di quelli che campeggiano nelle trasmissioni tv dedicate al disturbo.
«Fosse solo questo - aggiunge Fabrizio Cusin, dirigente della Sai - il problema è che ci sentiamo anche presi in giro. Il titolare infatti è da anni che promette l’apertura di un nuovo centro e la messa in ordine, ma anche l’ultima promessa fatta non è stata mantenuta». Nei giorni scorsi, infatti, su una delle tre grandi vetrine dell’attività di informatica, è apparso un enorme cartello in cui si prometteva la liberazione del negozio e l’apertura di uno nuovo poco più in là, in via di Pratale, con questa specifica: “Finalmente ordinato”.
«Il giorno dell'inaugurazione sono andato a vedere - dice un condomino di via Battelli 3 - ma il nuovo fondo era chiuso e le saracinesche abbassate. Se ci andiamo anche ora lo troviamo così». E infatti la saracinesca del fondo è tuttora chiusa.
«L’11 ottobre - sottolinea Antonio Nazaro, commercialista che ha lo studio in zona - il ministro dei Beni ambientali e culturali ha emanato una direttiva per la tutela delle aree pubbliche di valore archeologico, storico e paesaggistico, e in particolare per assicurare il decoro dei complessi monumentali. Questo scempio è di fronte agli archi dell’acquedotto mediceo, monumento storico-artistico la cui presenza determina precisi vincoli di edificabilità. Il negozio che da tempo ha cessato ogni attività è in uno stato di palese degrado: le ampie vetrate consentono di vedere montagne di scatoloni, cassetti, componenti di computer, carte da imballo, fili elettrici buttati alla rinfusa: lo stato dura anche la notte, perché c’è una luce, perennemente accesa, che illumina questa sorta di macerie». E non è tutto. Sulla strada si affaccia anche una lunga serie di locali commerciali, fondi in successione, abbandonati da più di un quarto di secolo, si dice senza che sia mai avvenuta alcuna manutenzione, e i cui ingressi sono coperti alla vista solo da tende scure che ormai sono strappate.
«E dire - sottolinea la dottoressa Lucia Di Grazia, uno dei farmacisti che lavorano nel vicino punto comunale, proprio per il degrado trasferitosi più in là - che in un recente passato la Sovrintendenza ha respinto la richiesta di installare una tenda, non fissa, davanti al bar Chicco di caffè, perché troppo vicino agli archi medicei».
«Non si capisce - aggiunge la dottoressa Anna Bennati - perché non si intervenga anche con un richiamo alla proprietà dei fondi. Questo dovrebbe farlo l’autorità pubblica». «E pensare - aggiunge un altro farmacista, Davide Baldini - che in questa strada finiscono i confini del centro storico: basterebbero dei rendering, quei teloni che riproducono il risultato finale dei lavori e che nascondono i cantieri per migliorare la situazione».
«Siamo davvero preoccupati - conclude Gaetano Gambacorta, titolare del bar, posto tra il negozio abbandonato, la Sai e i fondi vuoti da 25 anni -. Non c’è solo un danno per le attività, ma il degrado fa anche sì che la sera questo posto sembri terra di nessuno e si presti maggiormente a situazioni di pericolo. Le autorità dovrebbero intervenire».
«Per non parlare - conclude Sbrana - della presa in giro continua di cui siamo oggetto da parte dei clienti. Qualcuno ride, qualcuno fa battute, qualcun altro ci chiede: ma come lo tollerate, perché non ve ne andate anche voi da un posto così? Infatti non siamo più disposti a tollerare: bisogna che qualcuno intervenga».
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