Il Tirreno

Pisa

Tornati dalle Filippine gli equipaggi della 46ª

di Renata Viola
Tornati dalle Filippine gli equipaggi della 46ª

Festa per l’arrivo dei 39 ufficiali impiegati per un mese in operazioni umanitarie Ad accoglierli il comandante Boi e il vice sindaco. «Apprezzato il nostro lavoro»

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PISA. Provati ma sorridenti gli equipaggi del C130J e del C27J impegnati per circa un mese nelle Filippine sono atterrati al Dall'Oro alle 16,25 di ieri. A riceverli il generale Roberto Boi, comandante della 46ª Brigata Aerea, che ha stretto orgogliosamente la mano ad uno ad uno degli uomini della missione, schieratisi velocemente sul piazzale. A lui, i trentanove ufficiali e sottufficiali hanno restituito la bandiera italiana che il generale aveva affidato al capo equipaggio il giorno della partenza, il 23 novembre. E, come regalo, la medaglia della Protezione civile e della Difesa filippine, in segno di gratitudine per quanto è stato fatto. «Siete stati gli ambasciatori dell'Italia all'estero- ha commentato Boi - Avete dato lustro alla nostra politica estera, come forze armate. Nel porgervi il saluto del capo di Stato Maggiore, generale Pasquale Preziosa e di tutto il personale della Brigata, vi invito a coltivare e a maturare questa esperienza così nobile nel tempo. Avrei voluto essere con voi - ha concluso - ma le mie responsabilità in questo momento sono in Brigata. Siete sicuramente nel pieno della vostra forza fisica e professionale». Il vicesindaco Paolo Ghezzi , responsabile della Protezione Civile, ha testimoniato con la sua presenza l'apprezzamento tutt'altro che formale della città. La missione per gli undici membri dell'equipaggio del C27J, piloti, specialisti, tecnici della manutenzione e addetti al carico, ha preso il via dall'isola di Cebu, il 30 novembre scorso. «Dalla base di Cebu abbiamo operato il trasporto di personale medico, tende, medicinali e viveri per altre isole meno colpite dal tifone - racconta Fabio, tenente colonnello e comandante del C27J - La giornata iniziava con l'assunzione dei diversi compiti e proseguiva con molte ore di volo. La “sala di comando” era gestita dagli americani. Noi eravamo, insieme agli svedesi, le uniche forze europee che operavano nelle Filippine». Lo scenario che si sono trovati davanti è stato desolante: interi villaggi spazzati via come da una bomba atomica. «Abbiamo volato per ore e ore, aiutando intere famiglie a ricongiungersi con parenti lontani o a ricominciare una nuova vita». Un unico rimpianto, a detta del tenente colonnello, «di non essere partito ancora prima: potevamo fare di più». Michele, capitano e comandante pilota del C130 J, sebbene giovanissimo, ha alle spalle la missione a Beslan, nell'Ossezia, dove partecipò'ai primi aiuti umanitari inviati nella cittadina all'indomani della strage. «Quest'anno sarà un Natale diverso per me, dopo l'esperienza delle Filippine. Il lavoro è stato duro, il caldo umido non ha mai dato scampo. Tuttavia il task era quello di raccogliere tutto il materiale proveniente da varie nazioni, ottimizzare il carico e trasportarlo nelle varie isolette. Abbiamo ricevuto consensi da ogni parte». Anche per lui la felicità del rientro si mescola ancora alle immagini del disastro che ha visto. «E' difficile privilegiare un'emozione sulle altre- confessa il capitano - Ho visto distruzione, persone che prima avevano poco, ora avere nulla. Eppure ho scoperto sorrisi, dignità e forza per ricominciare. Credo che loro abbiano dato a me più di quanto io abbia dato a loro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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