Sicurezza
«Disponibili al servizio Cup ma serve un incentivo»
Dopo l’annuncio della sospensione delle prenotazioni, il farmacista Raimo lancia una proposta all’Azienda sanitaria: è l’ora di aprire una trattativa
PISA. Un grido di aiuto più che un’accusa. È questa in sostanza la posizione dei farmacisti pisani alla vigilia della sospensione del servizio di prenotazione ambulatoriale Cup. Un servizio che, numeri alla mano, si è radicato velocemente sul territorio e ha riscosso un generale consenso. Tanto per i farmacisti che riescono così a fornire un servizio ai cittadini diventando un punto di riferimento per la sanità locale, quanto per i pazienti non più costretti a lunghe trasferte e chilometriche file per prendere un appuntamento. Servizio che però non può più essere sostenuto senza un adeguato rientro.
«Non vogliamo lucrare sul servizio – sostiene Renato Raimo, titolare dell’omonima farmacia - siamo contenti di farlo, ma per noi è un costo, sia in termini di personale che di strutture. Vorremmo almeno rientrare di quel costo».
Le cifre parlano di una media cittadina di 114mila euro raccolti da una farmacia per oltre 6mila prenotazioni annue eseguite da oltre 10mila persone. Numeri che vanno moltiplicati per le settanta farmacie private di Pisa e provincia. «Una mole di lavoro che per essere svolta ha bisogno di personale dedicato – continua Raimo – io stesso ho assunto due persone a tempo indeterminato proprio per questo motivo. Adesso che dovrei fare? Mandarle a casa?».
La polemica si innesta in una situazione in cui per le farmacie sono aumentati i farmaci in dpc (distribuzione per conto) da parte della Asl, cioè farmaci acquistati e distribuiti dall’Asl e per i quali le farmacie private fanno solo da tramite. La gestione dei servizi di Cup doveva essere infatti un parziale risarcimento dei minori introiti, ma la remunerazione dei servizi non si è mai attuata (cosa che avviene invece in altre regioni).
«La Asl deve avviare un percorso di trattativa – continua Raimo – il servizio così come è ora non è più sostenibile, anche solo per le spese di stampa. In generale abbiamo meno farmaci a disposizione e ricette più basse».
Quello che rimane è la sensazione che le farmacie vogliano continuare nel percorso dei servizi: «Ci hanno detto di costruire le farmacie attorno ai servizi ai cittadini, lo abbiamo fatto e ne siamo contenti perché i cittadini lo sono, vengono da noi e trovano un’accoglienza completa senza doversi allontanare troppo da casa. Vogliamo solo non essere abbandonati in questo percorso».
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