La manifestazione
«Condannate Genazzani a 4 anni e mezzo»
La richiesta del pm Porpora nel processo a carico dell’ex docente accusato di truffa e peculato
PISA. Una condanna a 4 anni e 6 mesi per truffa e peculato e la confisca di 170mila euro tuttora sotto sequestro.
È la richiesta fatta dal pubblico ministero Giovanni Porpora al termine della requisitoria nel processo a carico del professor Andrea Genazzani (nella foto) 71 anni, residente a Calci.
L’ex cattedratico di ginecologia nel corso dell’udienza ha reso dichiarazioni spontanee respingendo su tutta la linea l’impostazione dell’accusa. Niente soldi al nero. Le missioni romane erano per conto dell’Aoup applicando una sorta di attività di pubbliche relazioni di cui avrebbe beneficiato l’ospedale pisano. E l’azienda ospedaliera era a conoscenza della visite in altri studi privati. L'arco temporale va dal 2005 al 2011. L'accusa di peculato a carico di Genazzani riguarda i soldi che avrebbe percepito in nero dai pazienti per la sua attività nelle cliniche private. Il tariffario era di 250 euro come prima visita e poi 150-200 euro per i consulti successivi. Un'attività extramoenia autorizzata dall'azienda ospedaliera che, però, avrebbe dovuto incassare una parte della prestazione da fatturare e di cui, secondo la Procura, non sono stati trovati riscontri. L'ipotesi di truffa, invece, è riferita a una serie di visite che sarebbero state fatte dal professore negli studi di Cagliari, Modena, Roma e Siena in orari e giorni in cui risultava in servizio a Pisa. È accusato di aver fatto «risultare dai cartellini giustificativi segnatempo in uso presso l'azienda ospedaliera universitaria pisana la sua presenza in servizio o in congressi e o convegni, con automatico riconoscimento di orario lavorativo pari a sei ore e venti minuti. Non avrebbe, inoltre, ottemperato all'obbligo di "esclusività" conseguente alla esercitata opzione per lo svolgimento di attività professionale intramuraria.
Per il fronte del peculato l’accusa è riferita all’attività "intramoenia allargata" nella clinica di San Rossore in Pisa e nella casa di cura Quisisana Eurosanità a Roma, strutture convenzionate con l'azienda Ospedaliera Pisana. «Si faceva corrispondere personalmente in contanti o con assegni "mio proprio" i proventi delle visite svolte pari a euro 200, 250 o 350 euro, anziché indirizzare i pazienti presso le "receptions" addette ai pagamenti, ometteva di rilasciare ricevuta e di versare la percentuale spettante all'azienda ospedaliera pisana sull'onorario di 250 euro stabilito per singola visita, (30% dell'onorario per le visite di San Rossore, e 18% dell'onorario per le visite in Roma) appropriandosene». Oltre a sentire le persone visitate, la Guardia di finanza ha acquisito le fatture nelle cliniche private Sentenza a febbraio.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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