Il dolore
Staminali, ecco la prima unità per coltura standard cellule
Nei laboratori della Banca di cellule e tessuti sono stati ottenuti circa 50 milioni di cellule staminali mesenchimali, con una resa di circa 250 volte rispetto al numero iniziale
L'Unità operativa Medicina trasfusionale e biologia dei trapianti di Pisa è la prima struttura italiana, e la seconda in Europa, a essersi dotata di un'apparecchiatura in grado di ottenere una coltura standardizzata di cellule staminali mesenchimali. Lo rivela una nota dell'azienda ospedaliero universitaria pisana.
«Nei laboratori della Banca di cellule e tessuti - spiega una nota - sono stati ottenuti circa 50 milioni di cellule staminali mesenchimali, con una resa di circa 250 volte rispetto al numero iniziale. Un successo che pone l'Aoup all'avanguardia in questo ambito di frontiera della medicina. Sebbene non sia ancora del tutto chiaro quali e quanti potranno essere in futuro gli utilizzi delle staminali mesenchimali, vi sono infatti fondati motivi per pensare che saranno la soluzione per patologie che al momento non trovano soluzioni cliniche».
Esse, secondo gli esperti, offrono possibilità sia nell'ambito della medicina rigenerativa che nella terapia cellulare. Possono infatti essere utilizzate per la ricostruzione di tessuti (muscoli, cartilagine, osso) e in alcune patologie caratterizzate da disordini immunitari, grazie alle loro caratteristiche immunomodulanti. La nuova strumentazione è sostanzialmente un isolatore/incubatore dotato di un bioreattore progettato per concentrare la massima superficie disponibile per l'adesione e l'espansione delle cellule nel minor spazio/volume possibile. In sostanza il bioreattore presenta una superficie equivalente a 2,1 metri quadrati, corrispondente a quasi 300 fiasche utilizzate normalmente per coltura.
«Questo - conclude l'Aoup - consente un approccio completamente innovativo al processo di coltura ed espansione cellulare. L'automazione del processo inoltre incrementa la sicurezza, riducendo drasticamente la possibilità di errore da parte dell'operatore, oltre al rischio di contaminazione. Si tratta infatti di un sistema completamente chiuso che consente di espandere le cellule e di eseguire i controlli di qualità senza aprire il sistema, semplificando l'impiego in ambito farmaceutico e soprattutto in quello della terapia cellulare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
