Sicurezza
Portavano droga al Don Bosco
Due donne e un tunisino fermati dalla polizia per spaccio in carcere. L’uomo è stato rimesso in libertà
PISA. Nascondevano la droga nelle parti intime o sotto la lingua. Poi, una volta superati i controlli, durante i colloqui riuscivano a passare la sostanza stupefacente al detenuto.
Due fermi e uno liberato. Il piccolo traffico a favore del carcerato, nazionalità tunisina, recluso da tempo al Don Bosco, è stato scoperto dagli agenti della polizia penitenziaria e da quelli della mobile che hanno arrestato il fratello di 34 anni con precedenti specifici, e due donne, di 35 anni, incensurate (non sono state fornite le generalità), residenti tra Cisanello e Porta a Mare, una delle quali compagna del detenuto. Il sostituto procuratore di turno Paola Rizzo ha inviato gli atti al gip per la convalida del fermo nei confronti delle due donne, mentre ha rimesso in libertà il tunisino non ritenendo necessaria la misura cautelare in carcere. Sono stati il capo della squadra mobile Maurizio Stefanizzi e il comandante della polizia penitenziaria, commissario Vincenzo Pennetti, a illustrare le indagini concluse con i tre fermi. Il tunisino e le due donne sono passati nel giro di qualche ora da visitatori a “ospiti” del Don Bosco, anche se l’uomo è uscito nel primo pomeriggio.
Accuse e sequestri. L’accusa è di detenzione ai fini di spaccio con l’aggravante della cessione di sostanze stupefacenti in carcere. In casa di uno degli arrestati sono state trovate anche delle cartucce per fucili che hanno aggiunto ai reati contestati anche quello di possesso di materiale esplodente. Tra il materiale sequestrato anche 14 grammi di marijuana, hashish, bilancina, coltellini e metadone.
Le indagini. I primi sospetti che in prigione girasse del “fumo” li hanno avuti gli agenti della penitenziaria. A quel punto gli accertamenti sul canale esterno di approvvigionamento sono stati affidati alla squadra mobile. Quando gli agenti sono stati sicuri di aver identificato il destinatario finale e le persone che lo rifornivano, sono stati chiamati i reparti cinofili di Asti e Milano.
La fuga. Il fratello del detenuto si è presentato al Don Bosco venerdì mattina. Ha consegnato i documenti per accedere alla sala controlli, ma quando ha visto i cinque cani della polizia penitenziaria in procinto di annusarlo è fuggito fuori dal carcere. È stato inseguito e bloccato dagli agenti. In auto ad aspettarlo c’era una delle due donne poi arrestate per gli stessi reati. La compagna del detenuto, già seguito dal Sert, ha dichiarato che era la prima volta che portava droga in carcere.
Controlli. Nella mattinata la polizia penitenziaria ha ispezionato le 140 celle nelle quali si trovano 340 detenuti. I controlli sono stati estesi anche agli ambienti frequentati dai carcerati. Solo in uno spazio adibito a laboratorio è stata trovata una piccola quantità di sostanza stupefacente. Gli investigatori stanno cercando di capire se il tunisino utilizzasse la droga solo per uso personale o se avesse avviato un piccolo spaccio all’interno del carcere.
I passaggi. Nel parlatorio ci sono a volte 10-12 persone in visita ad altrettanti detenuti. Non ci sono vetri divisori e un solo agente di guardia spesso non è in grado di cogliere ogni movimento o contatto tra parenti e reclusi. E così che, per la polizia, avveniva il passaggio di hashish e marijuana tra gli arrestati e il tunisino.
Pietro Barghigiani
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