Sicurezza
Rifiuti, il porta a porta anche in un quartiere
Cambia ancora il piano comunale sulla raccolta: la sperimentazione partirà sia a Ospedaletto che in una zona vicina. Tra le ipotesi Putignano o Riglione
PISA. Non solo Ospedaletto e Montacchiello. Ma anche uno dei quartieri vicini: Putignano o Riglione-Oratoio, oppure Sant’Ermete. La sperimentazione del porta a porta per la raccolta dei rifiuti sarà estesa anche ad una delle periferie, in aggiunta alla zona industriale. Dopo la marcia indietro rispetto al più massiccio programma per introdurre l’anno prossimo il nuovo sistema, dalla giunta di Palazzo Gambacorti arriva un altro contrordine: il 2014 sarà ancora di sperimentazione, ma coinvolgerà anche un quartiere. La frenata era stata motivata dalla mancanza di soldi dopo la scelta di investire gli introiti della Tares (il tributo sui rifiuti) soprattutto sull’interramento dei cassonetti nel centro storico, come da impegno già preso nella precedente legislatura. In aggiunta, come aveva spiegato l’assessore all’ambiente Sanzo, «non si voleva incidere troppo nelle tasche dei cittadini, già alle prese con un aumento del 9% per la Tares».
Nuovo piano. Appena emerso questo cambiamento, sono scattate critiche e perplessità considerato che, da anni, Pisa non riesce ad incrementare la quota di raccolta differenziata oltre il 40% (ma il governo sta spostando al 2020 l’obiettivo di raggiungere il 65%). Ora questa soluzione di allargare comunque la sperimentazione ad una zona più cittadina: un segnale di indirizzo strategico. In modo particolare Sel ha spinto su questo versante. L’impegno sarà preso probabilmente attraverso un ordine del giorno allegato al bilancio che il consiglio comunale discuterà il 18 e 19 prossimi. Ad Ospedaletto, Montacchiello e nel quartiere che sarà scelto, il porta a porta interesserà sia le utenze domestiche che quelle non domestiche. L’obiettivo è cominciare entro l’estate almeno nella zona industriale e appena possibile nell’altro quartiere, considerando che una “rivoluzione” del genere è «sia pratica che culturale», come ricorda Sanzo, e che quindi dovrà essere preceduta da una campagna informativa rivolta ai cittadini che dovranno modificare profondamente le loro abitudini rispetto all’utilizzo del normale cassonetto.
Critiche e proposte. Sulla questione del rapporto costi-ricavi interviene Legambiente Pisa con una nota dove, tra l’altro, si legge: «È vero che sono in arrivo aumenti, ma non è colpa della raccolta domiciliare: le esperienze in atto dimostrano i benefici economici dovuti al valore economico della frazione di rifiuti ben differenziata, impossibile con il cassonetto». E poi: «Il porta a porta permette di superare in tempi brevi il 70%. Un obiettivo necessario per realizzare condizioni favorevoli alla salute e alle tasche dei cittadini. Il sistema dei cassonetti produce una grande quantità di rifiuti da smaltire in discarica o inceneritore, due piaghe che colpiscono qualità ambientale e salute». Altra considerazione: «I cassonetti interrati costeranno 2,5 milioni di euro, cifra che potrebbe essere utilizzata per il porta a porta nella scia della politica dei rifiuti che raccomanda l’Unione Europea». Quella dell’aumento dei costi, secondo la lista “Una città in comune”, «è una scusa perché sono ormai consolidate esperienze in tutto il centro-nord che dimostrano il contrario. Invece si investe in iniziative costose e inefficaci come i cassonetti interrati. Ma noi sappiamo perché: non si vuole in realtà arrivare all’unica azione veramente razionale, spegnere l’inceneritore, un impianto vecchio, costoso e dannoso, ma che è un “asset patrimoniale” di Geofor Patrimonio Sps, società controllata dal Comune di Pisa».
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