Il dolore
Passante ferito, identificato lo sparatore
Per gli inquirenti a premere il grilletto contro l’automobilista è il sesto del commando ancora latitante
PISA. Gli arresti non fermano le indagini per attribuire ogni responsabilità a tutti i soggetti coinvolti nella rapina del 18 giugno 2012 al centro commerciale Panorama di Pontedera.
Una dozzina di persone, tra le quali due guardie giurate di Montelupo Fiorentino (che non sono indagate) sono state perquisite dagli agenti della mobile di Pisa e della sezione criminalità organizzata di Firenze.
Si tratta personaggi che avrebbero favorito la presenza in provincia del commando e ne avrebbero fiancheggiato il colpo da 82mila euro prima e dopo fornendo ripari sicuri in attesa che le acque si calmassero.
Entrarono in azione in sette, con due basisti, in contatto con i Casalesi, rimasti a casa. Ma nell'elenco degli investigatori ci sono almeno dodici figure che in qualche modo sono coinvolte con la banda e non solo per il raid al centro commerciale "Il Ponte".
Delle sei misure cautelati firmate dal gip per rapina e concorso in tentato omicidio, ne sono state eseguite cinque: Patrizio Amendola, 50 anni, di Caivano (Napoli), considerato il capo della banda; Pasquale Puro, 48 anni, di Frattaminore; Antonio D'Ambrosio, 50 anni, di Napoli; e i basisti Arturo Storico, 44 anni, di Capannoli, piastrellista già coinvolti in zona in giri di riciclaggio di auto di lusso e droga e Francesco Di Marco, 61 anni, di Ponsacco, imbianchino. Il sesto colpito da mandato di arresto è sfuggito alla cattura. Si tratta di Salvatore Lamanna, 52 anni, napoletano. I sospetti degli investigatori si concentrano su di lui quando si vuole mettere a fuoco l'immagine di chi sparò dall'Opel Combo in fuga a un automobilista di passaggio scambiato per un inseguitore.
Usando una delle pistole prese ai due vigilantes della Securpol, uno dei banditi, è per gli inquirenti sarebbe Lamanna, fece fuoco contro Riccardo Sassi, 50 anni, di Pontedera, centrandolo sotto l'occhio sinistro. Da un anno e mezzo vive con una pallottola in testa e trascorre quasi tutta la sua esistenza in casa attento a non fare movimenti bruschi.
Nella Dacia Sandero salvata dalle fiamme - i banditi bruciarono l'Opel Combo vicino a Treggiaia - venne ritrovato un biglietto con un numero di cellulare in uso ad un meccanico napoletano. E da lì presero le mosse le indagini.
Infatti dopo averlo messo sotto sorveglianza, gli inquirenti risalirono a numeri, anche degli arrestati, che vennero localizzati nella zona della rapina attraverso le celle telefoniche. L'inchiesta non è finita.
Oltre alle sei misure cautelari già firmate ci sono altre tre persone, la cui l'identificazione è ormai vicina, per le quali è previsto un ordine di carcerazione. E anche la posizione dei dodici perquisiti è in evoluzione e suscettibile di trasformarsi in avvisi di garanzia o arresti.(p.b.)
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