Il Tirreno

Pisa

Un po’ di Nobel anche a Tonelli nella notte svedese

di Marco Barabotti
Un po’ di Nobel anche a Tonelli nella notte svedese

La cerimonia di Stoccolma raccontata dal fisico pisano che è stato celebrato accanto ai premiati Higgs e Englert

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PISA. Una "particella" del Nobel per la Fisica è arrivata anche a Pisa. A Stoccolma, alla cerimonia di consegna del Nobel 2013 a Peter Higgs e Francois Englert, c'erano anche, per espressa volontà dei premiati, i ricercatori italiani Fabiola Gianotti e Guido Tonelli, alla guida dei due esperimenti del Cern di Ginevra che hanno scoperto il bosone di Higgs. Per Guido Tonelli, professore di Fisica all'Università di Pisa, è stata, come ci ha raccontato, ''una specie di sogno''. A festeggiare il Nobel a una delle scoperte più importanti della fisica contemporanea c'erano i più celebri fisici del mondo. Una grande festa, ma la protagonista è stata la fisica: premi Nobel e giovani ricercatori hanno discusso insieme di questa grandissima scoperta, che è il risultato del lavoro di moltissime persone. L'atmosfera è stata così effervescente da trasformare lo stesso Peter Higgs, dal carattere timido e schivo: '«Ora è l'opposto, mi ha stupito», dice Tonelli che abbiamo raggiunto per telefono a Stoccolma. «Higgs - spiega ancora Tonelli - non ha fatto che raccontare aneddoti, fare battute e posare per le foto insieme a tanti giovani»'.

Insomma, la presenza degli italiani non è passata inosservata.

«Ci hanno fatto tutti festa, a partire dai membri dell'Accademia delle Scienze, perché senza la scoperta sperimentale il Nobel al bosone di Higgs non ci sarebbe mai stato. Non è quindi un invito arrivato per caso e potrebbe avere molto a che fare con il lungo ritardo con cui l'8 ottobre scorso è stato annunciato il Nobel a Higgs ed Englert».

Una delle ipotesi era anche quella che stessero pensando a premiare anche voi del Cern di Ginevra?

«Non era così. In realtà era una discussione sulla motivazione, che per un'ora è stata limata parola per parola in modo da menzionare il ruolo degli esperimenti. Quello che è emerso è che si voleva esprimere il fatto che la scoperta sperimentale è stata decisiva».

Ci parli della cerimonia, che atmosfera c'era?

«Per certi versi è stata commovente. Applausi a scena aperta ai due "ragazzi del '64" (Higgs and Englert) quando hanno ricevuto la medaglia dalle mani del re. Sembrava di essere a un concerto rock perché alla cerimonia partecipano, per tradizione, anche centinaia di studenti in rappresentanza di tutte le Università della Svezia ed il loro entusiasmo era incontenibile».

Com'è Stoccolma di questi tempi?

«C'è un'atmosfera magica: la Stoccolma gelata, le decorazioni natalizie, il rigido protocollo, il re che entra nella sala accompagnato dalla regina con la corona di diamanti al suono di trombe e di tamburi, tutti che si alzano in piedi ad intonare l' inno nazionale suonato dalla filarmonica. Insomma è il Nobel».

Dopo la consegna dei premi cosa succede?

«Ci si trasferisce al banchetto nel Municipio di Stoccolma. Ogni anno il menu è affidato a uno dei cuochi migliori di Svezia e c'é la gara a stupire. I piatti vengono distribuiti da centinaia di giovani camerieri e cameriere scelti in tutto il Paese (è un grande onore) e fra un piatto e l' altro sono previsti intermezzi artistico-musicali. E' stato rievocato Alfred Nobel, la sua passione per la filantropia, il suo sogno di unire i popoli per il bene comune. Tre soprano ed il coro dell' Opera si sono esibiti in brani musicali della tradizione popolare svedese e coreografie con effetti luminosi fantastici che coinvolgevano tutto la sala. Devo confessare che quando hanno intonato il "Nessun dorma" del nostro Puccini seguito da un gran finale sulle note del "Libiam nei lieti calici" del grande Verdi mi sono sentito a casa. A seguire gran ballo al salone superiore mentre la famiglia reale riceveva i laureati per un breve saluto. Insomma, un'esperienza fantastica arricchita dall' affetto e dalle emozioni».

E il dopo cerimonia con i due premiati, com'è stato?

«Mentre noi ci felicitavamo con Peter e Francois per il premio, erano molti i fisici che ci battevano pacche sulle spalle e si congratulavano con noi per aver prodotto la scoperta sperimentale che ha portato a questo straordinario riconoscimento».

C’è stato un momento in cui, magari, si è sentito più in imbarazzo?

«Quando sono andato a misurare il frac, che ho preso in affitto poche ore prima della cerimonia, seguendo le istruzioni, avevo mandato tutte le misure via e-mail ma temevo che se ci fosse stato bisogno di qualche aggiustamento dell'ultimo minuto non ci sarebbe stato tempo. Fortunatamente l'organizzazione svedese ha funzionato alla perfezione. L'abito calzava perfettamente e dopo avere ricevuto istruzioni precise su come si regola e si allaccia la cravatta a farfalla e sul montaggio e smontaggio dei bottoni di madreperla della camicia, ho potuto tirare un respiro di sollievo. Insomma il tutto è un qualcosa di veramente speciale che porterò sempre con me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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