Il Tirreno

Pisa

Limonaia, giù il sipario dopo quindici anni di scienza e cultura

di Danilo Renzullo
Limonaia, giù il sipario dopo quindici anni di scienza e cultura

L’assemblea dei soci ha deciso la messa in liquidazione Una città in Comune-Prc: «La Regione pensi a salvarla»

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PISA. Dopo quindici anni di attività, chiude la Limonaia, uno dei centri di diffusione culturale e scientifica più importanti della città. Ieri l'assemblea dei soci ha deciso lo «scioglimento e la messa in liquidazione» dell'associazione nata per iniziativa della Provincia di Pisa e di alcuni comuni (Pisa, Cascina, Peccioli, Volterra e Montecatini Val di Cecina). Alla base della decisione, già da tempo nell'aria, le difficoltà economiche dei soci (oltre la Provincia e i Comuni ne fanno parte Università, Sant'Anna, Normale, Infn, Ente Parco Regionale). Il processo di “smantellamento” è iniziato circa un anno fa, quando la Provincia, principale contribuente dell'associazione, di fronte ai pesanti tagli ha annunciato di non poter più assicurare il proprio contributo (circa 25mila euro annui). Una decisione seguita da altri enti e istituti che hanno ritirato il loro impegno nell'associazione. Ieri le Università e gli enti scientifici hanno dichiarato il recesso. C'è stata quindi la presa d'atto da parte degli altri soci delle difficoltà a proseguire l'esperienza ed è stata decisa la liquidazione dell'associazione. Nonostante i bilanci in regola (anche senza i contributi di alcuni enti) l'associazione non potrebbe infatti sopravvivere senza l'impegno economico delle Università. A nulla sono valsi gli appelli e la raccolta firme (sottoscritta da oltre duemila persone, tra cui il filosofo Gianmario Cazzaniga, Fabiola Giannotti del Cern, Pietro Greco, giornalista scientifico, Giuseppe Longo, matematico, Adriano Prosperi della Normale e Guido Tonelli del Cern) lanciata nei mesi scorsi. L'immenso lavoro dell'associazione scompare, ma non muore. L'obiettivo dichiarato dai soci è infatti di costituire una nuova associazione di divulgazione scientifica, ampliando le partecipazioni e razionalizzando i costi. Incerto, invece, il futuro delle due lavoratrici impiegate nello stabile di Vicolo del Ruschi. «Spero – commenta amareggiato Massimo Donati, presidente dell'associazione – che gli enti locali e le Università facciano presto a creare la nuova realtà sull'esempio della Limonaia, che è stata un'esperienza positiva per la città e non solo. Il percorso deve prevedere tempistiche certe perché si rischia che i vuoti istituzionali rimangano tali». Il gruppo consiliare di Una città in comune-Prc si appella invece al Comune e alla Regione per salvaguardare l'associazione. «È stata scritta una pagina triste per tutti quelli che credono che la diffusione della cultura scientifica sia indispensabile per la crescita e la formazione di una coscienza moderna e consapevole dei cittadini – si legge in una nota del gruppo -, per tutti quelli che hanno a cuore le istituzioni che si sono dedicate a questo scopo con grande impegno e competenza, per tutti quelli che ritengono che Pisa abbia avuto e debba avere un ruolo preminente nello sviluppo come nella divulgazione della scienza. Chiediamo con forza al Comune di farsi promotore di un'azione volta a riconsiderare la decisione presa dall'assemblea dei soci e restituire alla città un polo culturale di grande valore, tenendo conto della professionalità del personale che verrebbe licenziato con grave perdita per la comunità. Chiediamo – conclude il gruppo consiliare - che si valuti anche la possibilità di far entrare la Regione nell'operazione di salvataggio della Limonaia, che con troppa leggerezza è stata messa in liquidazione ponendo un prezioso patrimonio al rischio di essere disperso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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