Sicurezza
Maria dona una sede alla Lilt e rinnova il gran gesto del figlio
Paolo aveva 11 anni quando fu colpito da un tumore Prima di morire volle lasciare il suo salvadanaio all’Airc
PISA. Quella di Maria Pallini è la storia di un esempio che riverbera dal passato, di un gesto che continua nel tempo. È la storia di Paolo Ghiandai, figlio di Maria e del dottor Roberto Ghiandai, che il 2 maggio del 1979, all’età di dieci anni, si spense a causa di un tumore al cervello. Un anno di malattia e di cure disperate che fecero crescere il piccolo Paolo e rivelarono i semi della gentilezza e dell’umanità che in lui già fiorivano. Prima di andarsene, Paolo fece un gesto piccolo ed enorme: decise di lasciare i suoi risparmi (250mila lire dell’epoca) all’Airc, il centro tumori nel quale aveva trascorso buona parte dell’ultimo anno di vita nella speranza del miracolo. Un gesto che commosse profondamente la nazione e Pisa. A quel gesto si è ispirata Maria Pallini durante la sua vita e ha deciso di tramandarlo per tenere vivo il ricordo del figlio. Il 3 ottobre (sarebbe stato il suo undicesimo compleanno) dello stesso anno venne assegnato a Paolo Ghiandai il primo premio Wojtyla su proposta delle Edizioni Paoline. Passano dieci anni e Maria trova la forza di dare alle stampe il diario di quella terribile esperienza, di raccontare quell’odissea fra Pisa e Milano, quel continuo alternarsi di speranza ed illusione fino all’inevitabile e tremenda verità. Esce così “E rimane un sorriso”, edizioni Ets con prefazioni di Silvano Burgalassi e Giorgio Maurizi, il cui ricavato viene devoluto interamente all’Agbalt (Associazione genitori di bambini affetti da leucemia o tumore). Il libro ha successo, la storia di Paolo e il suo esempio ritornano ancora: una scuola privata di Livorno decide di prendere il nome di Paolo. Passano gli anni ma l’attività di beneficenza di Maria non si affievolisce, anzi nel 2005 apre le porte di un suo appartamento ai familiari e ai degenti ospedalieri e, grazie all’incontro con l’associazione Cilla, nasce in via Sighieri la casa di accoglienza “Giovanni Paolo II” che nel 2011 sarà intitolata allo stesso Paolo Ghiandai. Nel frattempo Maria ha lasciato l’insegnamento (era professoressa al liceo Carducci) e conosciuto Pietro Disotto, dottore e membro della Lilt. L’amicizia che li lega porta Maria ad avvicinarsi all’associazione di volontariato e la necessità della Lilt di cambiare sede le offre la possibilità per un nuovo e grande gesto di generosità. Maria presta un appartamento alla Lilt e inserisce nel proprio testamento la volontà che alla sua morte il passaggio sia definitivo. Ancora una volta quella volontà di aiutare cominciata con il piccolo Paolo si ripete nel suo nome e ne perpetua la memoria. «La morte di Paolo – racconta Maria Pallini - mi ha insegnato ad affrontare le sfide della vita in maniera diversa, ha cambiato il mio modo di rapportarmi agli altri. È il suo modo di rimanere vivo accanto a me». Maria è schiva e la sua unica richiesta è che se un volto ci deve essere sia quello di Paolo: «Io lo faccio per lui perché è lui che mi ha insegnato il coraggio e la gioia di donare». “Ambulatori per la Vita”, il progetto di ammodernamento e riqualificazione per fare di quell’appartamento una sede funzionale per la Lilt, parte sotto il segno di Paolo, porta con sé il sorriso di questo piccolo grande uomo che è dovuto crescere troppo in fretta, rinnova ancora una volta nella determinazione che solo una madre può avere, quel gesto.
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