Italia
Il poliziotto scrittore che indagò sulle nuove Br
PISA. Da una parte un ragazzo di Lucca che alla metà degli anni '80 corona il suo sogno di diventare poliziotto: una scelta che lo catapulterà in una squadra antiterrorismo della polizia di Stato....
PISA. Da una parte un ragazzo di Lucca che alla metà degli anni '80 corona il suo sogno di diventare poliziotto: una scelta che lo catapulterà in una squadra antiterrorismo della polizia di Stato. Dall'altra un gruppo di studenti universitari che a Pisa, negli anni '90, decidono di riprendere la lotta armata, dando vita alle nuove Brigate Rosse. Sullo sfondo dieci anni di terrorismo di sinistra, ma anche il rapporto con Dio e con la famiglia, la ricerca di se stessi e dell'amore, l'importanza delle passioni.
Parla di tutto questo “Da grande voglio fare il tenente Colombo”, opera prima del poliziotto - scrittore Daniele Lama, edita da Medea Edizioni.
«Colombo – spiega Lama - ha sempre rappresentato un tipo di poliziotto un po' particolare: non di quelli alla “Miami vice” o alla “Arma letale”, per intenderci, ma un investigatore intelligente, mai armato e capace di risolvere anche i casi più difficili usando l'ingegno invece della forza. Quando ero piccolo lo guardavo alla tv e sognavo di diventare un giorno come lui. Oggi penso in qualche modo di esserci riuscito».
Proprio come il protagonista del suo romanzo, anche Lama è originario di Lucca. In quella città vive gli anni della sua gioventù lavorando nella ditta edile del padre. Fino al 1984, quando vince il concorso per entrare nelle forze dell'ordine. «Allora non era come adesso – racconta Lama – Era molto facile arruolarsi perché c'erano gruppi terroristici che avevano “l'hobby” di sparare ai poliziotti. Praticamente ti arruolavano anche se ti fermavi davanti a “Castro Pretorio” a chiedere l'ora. Ho passato qualche anno nella squadra mobile, poi dal '90 ho iniziato ad occuparmi di terrorismo, in particolare dei gruppi eversivi di sinistra». E di terrorismo di sinistra parla anche il romanzo raccontando la nascita, l'evoluzione e la fine delle nuove Br.
Sullo sfondo del romanzo altri temi: l'amore, l'importanza di seguire le proprie passioni, la religione. «Nel libro provo a raccontare quelli che sono i miei dubbi su Dio e sulla religione – dice Lama – A Lucca ti insegnavano a non fare domande, dovevi solo credere. Io invece io di domande me ne sono sempre fatte parecchie e non sempre mi sono saputo dare una risposta. Oggi però sono arrivato ad una conclusione: l'importante è agire in modo coerente con le proprie passioni e senza fare del male a nessuno. Credo che, se esiste un paradiso, questo atteggiamento basti a farmici andare».
“Da grande voglio fare il tenente Colombo” sarà presentato a Pisa domenica 15 dicembre alle 18 alla libreria Ubik. All'incontro sarà presente anche Alma Petri, la vedova del sovrintendente della polizia di Stato Emanuele Petri, morto nel 2003 nel conflitto a fuoco che ha poi portato alla cattura di Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, esponenti di primo piano delle nuove Br. «Non ho mai conosciuto Petri – racconta Lama – ma ho avuto l'occasione di conoscere sua moglie e sono rimasto colpito dalla serenità interiore che ha sempre dimostrato nonostante l'uccisione del marito. Mi ha raccontato che non ha mai pianto per quello che è successo e che questo suo atteggiamento, che alcuni hanno descritto come privo di sofferenza, in realtà è il suo modo di rispettare il ricordo di Emanuele. Coloro che glielo hanno tolto non meritano la soddisfazione di vederla soffrire».
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