Il Tirreno

Pisa

Il Pd dei circoli sconfitto dagli elettori senza tessera

di Gianluca Campanella
Il Pd dei circoli sconfitto dagli elettori senza tessera

Quasi decuplicato il numero di votanti. Mazzeo lancia un messaggio all’apparato «Non chiediamo poltrone col manuale Cencelli, con l’80% abbiamo il partito»

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PISA. Nel congresso Pd un confronto dice tutto o quasi: quando la fase di tre settimane fa era riservata agli iscritti, hanno votato 3.300 persone in provincia (su 6.803 aventi diritto), di cui 936 nel capoluogo (che ha 1.557 tesserati); domenica la consultazione era aperta a tutti e i numeri sono diventati rispettivamente 40.729 e 8.248. Ebbene, le primarie aperte hanno attratto il sestuplo dei militanti “nominali”: per ogni fedelissimo che paga almeno 15 euro la tessera del Pd, esistono altri cinque cittadini che non si immischiano nelle beghe del partito, ma che non esitano a mettersi in fila nonostante il giorno di festa e di freddo, quando si tratta di manifestare l’appartenenza al centrosinistra. Se invece si fa il raffronto dei votanti, l’aumento è stato di nove volte (dai 936 di un mese fa agli 8.248 di domenica).

La vittoria di Renzi è costruita tutta su questa crescita straordinaria dell’affluenza: il sindaco di Firenze era sì il primo in Italia anche col voto dei circoli; ma Pisa restava una roccaforte di Cuperlo, grazie a nomi pesantissimi che costituivano “l’apparato”, soprannominato così sia dall’affetto dei fedeli alla linea che dallo scherno dei critici. Un personaggio su tutti: l’ex sindaco Paolo Fontanelli, che nel suo circolo Leopolda ha portato Cuperlo al 72% il mese scorso; invece nel seggio Leopolda domenica scorsa Renzi ha fatto il botto con il 57 per cento. A Pisa in numeri assoluti Cuperlo cresce dai 425 voti dei circoli ai 1.669 di due giorni fa; non quanto il rottamatore che esplode da 390 preferenze a 4.983. Ma la crescita maggiore, in proporzione, è di Civati che da 100 raggiunge 1.570 voti in città, consolidando il suo vantaggio sul pubblico giovane: ha raggiunto il 34% a Pisa centro dove votavano gli universitari fuorisede.

I flussi dei voti mostrano una migrazione: Cuperlo aveva vinto tra gli iscritti di Cisanello, Leopolda, Putignano, Riglione, San Marco, Cep e Passi – cioè 7 circoli su 12 – e pareggiato a Marina; stavolta Renzi ha fatto cappotto, conquistando tutti i 14 seggi allestiti. E spicca Coltano (enclave cuperliana) dove il sindaco di Firenze ha invece riportato il suo migliore risultato in città con oltre il 70 per cento. Gli iscritti sono una ridotta del popolo complessivo che vota a sinistra? A sentire Antonio Mazzeo, il primo dei renziani storici a Pisa insieme a Federico Gelli, pare proprio di sì: «Il merito di Matteo è aver intercettato la speranza di cambiamento anche nei quartieri più in sofferenza per la crisi, dimostrando che con lui il Pd può essere un partito inclusivo che deve aprirsi anche alle persone non iscritte».

Dopodomani Francesco Nocchi varerà la segreteria provinciale e forse lunedì prossimo toccherà a quella comunale di Andrea Ferrante: i renziani si presentano in una posizione di forza tale che Mazzeo può permettersi di dire che «non chiederemo poltrone col manuale Cencelli, perché con l’80% non abbiamo una corrente ma abbiamo il partito». Pertanto i due neo segretari locali «ne terranno conto: non facciamo nomi, ma criteri come il merito, la competenza e la capacità di allargare il consenso e fare sintesi». Tutto ciò riguarda il partito; mentre sul versante istituzionale a Mazzeo preme una cosa: «Meglio che il Pd accompagni l’amministrazione e non ne sia cinghia di trasmissione. Così anche la giunta, che mi pare si stia inserendo bene, potrà lavorare meglio».

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