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Sempre meno aziende ricorrono al credito
PISA. Sei anni di crisi hanno colpito duramente l’economia pisana e la situazione finanziaria delle imprese è in progressivo peggioramento. Pochissime le aziende che fanno domanda di credito alle...
PISA. Sei anni di crisi hanno colpito duramente l’economia pisana e la situazione finanziaria delle imprese è in progressivo peggioramento. Pochissime le aziende che fanno domanda di credito alle banche, tante quelle che, nel fronteggiare le difficoltà economiche, non riescono a pagare i fornitori. E’ questo il quadro che emerge da un’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Pisa su 301 aziende della provincia.
Secondo questo studio, nell’intero 2013 il 60% delle imprese pisane prevede una diminuzione del proprio fatturato; e tre imprese su dieci puntualmente non riescono a coprire tutte le spese in bilancio. Per correre ai ripari però solo il 12 per cento delle aziende è intenzionato a chiedere soldi alle banche. E se circa il 57 per cento delle imprese utilizza lo scoperto bancario (in pratica la banca anticipa i soldi necessari per coprire le spese, ma è poi necessario colmare prontamente il debito) il 46 per cento delle ditte cerca di sopperire alla mancanza di capitale ritardando il pagamento delle spese di gestione, come il pagamento dei fornitori o, in casi più gravi, la retribuzione dei dipendenti, innescando così un circolo vizioso. Nonostante l’economia nella nostra provincia abbia retto meglio la crisi che in altre zone d’Italia, riuscendo addirittura a far registrare un leggero ma significativo rialzo nel 2011, ora si trova a fare i conti con una sempre maggiore instabilità finanziaria delle sue aziende.
«Non solo calano il numero di richieste di prestito alle banche - spiega il presidente della Camera di Commercio Pierfrancesco Pacini - ma aumentano anche i costi e le garanzie necessarie per ottenere questo tipo di finanziamento». Un altro elemento significativo è quello sul numero di nuove aziende che si sviluppano sul territorio: dal 2011 al 2012 le imprese che si sono registrate alla Camera di Commercio sono state 161 in meno rispetto agli anni precedenti. Il settore che più di tutti ha risentito della crisi è quello dell’artigianato, che dal 2008 ha visto scomparire 500 attività, la metà delle quali solo nel 2012. Dallo studio della Camera di Commercio si capisce come le aree ed i settori più penalizzati nell’accesso al credito siano proprio quelli in maggiore difficoltà economica. «E’ il caso di commercio, edilizia e delle imprese più piccole con un mercato di riferimento locale - spiega la dottoressa Annalisa Giachi che ha coordinato il lavoro di monitoraggio sulle aziende -. Per quanto riguarda il nostro territorio questo è quello che si verifica in Valdera». Ma la recessione investe ogni ambito dell’economia pisana e tutto lascia presagire il peggio anche per il prossimo anno. «In pratica piove sul bagnato - dice Pacini - e nei prossimi mesi solo una piccola parte delle imprese chiederà un finanziamento che verrà usato in buona parte per coprire spese di amministrazione ordinarie e non per attuare e strategie di rilancio sul mercato. Noi come Camera di Commercio abbiamo cercato di aiutare le aziende in difficoltà stanziando fondi provenienti dal nostro bilancio per fornire liquidità alle aziende, ma parliamo di somme che non possono soddisfare l’urgenza di tutte le aziende del territorio». Intanto scende anche il prodotto interno lordo provinciale, mentre sale il tasso di disoccupazione giunto al 6,8 per cento e ormai sempre più vicino al dato regionale che si attesta intorno al 7,8%.
Antonio Saggese
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