Sicurezza
Dagli ex ragazzi della piazza l’appello per salvare San Paolo
Si sono ritrovati dove giocavano da piccoli nel nome della mitica Spartak davanti alla chiesa che rischia di cadere
PISA. Si sono dati appuntamento nella piazza dei loro giochi da ragazzi, come se fosse ancora quel tempo, pronti a correre dietro un pallone nel nome della Spartak di San Paolo a Ripa d’Arno. Tutti schierati come per una formazione calcistica ma davanti alle transenne che circondano la chiesa, per ricordare, anche loro, che quel pezzo di Pisa e della loro vita va salvato a tutti i costi.
L’iniziativa l’hanno raccontata loro stessi, in una lettera inviata al giornale. «I ragazzi di San Paolo a Ripa d’Arno si sono ritrovati dopo molti anni, quasi 40, nella loro piazza- scrivono -. Davanti alla Chiesa che sprofonda nel niente, nella dimenticanza e nell’abbandono, si sono abbracciati commossi e combattivi. Molti di loro giocavano allora in una squadra, la mitica Spartak, che loro stessi avevano creato in quel luogo fra il fiume, l’antico convento delle Benedettine di clausura, il cielo unico di Pisa e il vecchio arco di pietre prima dei Canottieri e del Ponte della Cittadella. Alcuni mancavano perché andati troppo presto di là (Paolo Terreni, Valerio Tabarrani, Andrea Sbrana, Pietro Dell’Omodarme ed altri), ma li sentivamo con noi come un tempo con le ginocchia graffiate e la gioia dentro».
E dietro quel “noi” ecco disporsi in fila tutto un campionario di ricordi belli e struggenti introdotti da un “quelli che”: «Noi… Quelli che subito dopo la scuola e aver pranzato correvano nei prati dove ogni tanto cresceva un po’ d’erba e le margherite. Quelli che sapevano inventarsi giochi e dribblare persino gli alberi talvolta pigolanti di passeri o brulicanti di storni. Quelli che andavano a fare carte a cartoni, guidati dai più grandi, per comprare una muta nuova di maglie, pantaloncini e calzettoni. Quelli che passavano i giorni festivi, avendo pochi soldi, a giocare in un fondo di negozio di verdure e frutta con giochi da loro stessi pensati e creati. Quelli che cercavano di calciare il pallone da una parte all’altra della chiesa o la facevano rimbalzare sul muro in una sfida continua ed ordinata da regole precise… o si sfidavano a “Rasma Amara” nella piazzetta di Sant’Agata fino a che la sera non calava con una pioggia di stelle o di ombre. Quelli che si innamoravano delle ragazzine che passavano in bicicletta o confabulavano fra loro ogni tanto guardando verso il mare. Quelli che scappavano dai vigili in motocicletta che cercavano invano di fermare interminabili e continue partite con il presente e la sorte. Quelli che discutevano di politica e sulle idee bisticciavano… ma rimanevano i ragazzi di San Paolo. Quelli che sapevano pescare crognoli e carpe panciute nel fiume che a volte ingrossava e urlava come una bestia ferita. - Quelli che sapevano che le cee prima o poi diventano anguille. Quelli che hanno visto tracimare l’Arno e il Ponte Solferino cadere nelle acque limacciose e fangose. Quelli che d’estate parlavano d’amore o delle fantasie dell’innamoramento sui muriccioli carezzati dalla luna e sfiorati dalla brezza misteriosa della sera. Quelli che nei vicoli sfranellavano e assaporavano golosi il primo bacio della vita sulle labbra di qualche bambina che avevano visto crescere e che nascondeva un sé un segreto che li accendeva di un desiderio profondo. Quelli che non vogliono che si perda il cuore bianco di questa piazza ora fin troppo silenziosa e priva di un’allegria che prima c’era, come se sempre fosse primavera, anche quando s’era di inverno».
Già perché ora la piazza segnala soprattutto questa urgenza, la chiesa che chiede aiuuto. Ecco allora l’appello-promessa degli ex ragazzi: «E ancora ci ritroveremo e agiremo perché la chiesa non sia per sempre chiusa, prigioniera di armature di metallo, o trascurata, dimenticata, persa. Piazza San Paolo a Ripa d’Arno deve continuare e tornare a splendere della sua antica bellezza. Nutrire tutti, poveri e ricchi, del sale del mare e degli odori del fiume che racconta storie di persone di oggi e di altre epoche. Ci siamo e non ci cheteremo, come si dice a Pisa, per richiamare l’attenzione su questo luogo a noi caro e prezioso per una Pisa di tutti».
Gli ex ragazzi schierati nella foto sono (da sinistra a destra) in piedi: Franconi, Di Puccio, Fontani, Bianchi, Cusin, Curci; accosciati: Rosselli, Raffaelli, Scarpellini e Galli.
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