Il Tirreno

Pisa

Chi maltratta ha spesso problemi di modelli e cultura

PISA. Sono davvero pochi gli uomini che in quattro mesi si sono rivolti al primo centro per maltrattanti aperto anche a Pisa come in altre città, una struttura in funzione da questa estate e...

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PISA. Sono davvero pochi gli uomini che in quattro mesi si sono rivolti al primo centro per maltrattanti aperto anche a Pisa come in altre città, una struttura in funzione da questa estate e istituita da più di un anno. Sono solo qualche decina dall'apertura, ma in ogni caso sono un buon inizio. Dello sportello pisano di ascolto si è parlato al centro Sms nel corso della presentazione del libro "Non esiste giustificazione", dello psicologo fiorentino Giacomo Grifoni, da anni impegnato al Cam di Firenze, centro ascolto maltrattanti, di cui è socio fondatore, nella presa in carica di uomini che sono stati violenti con partner e famiglia. In un incontro-dibattito voluto dalla Casa della donna e incentrato sulla violenza maschile vista dagli uomini, si è discusso, finalmente, dell'origine di una questione sociale ormai senza confini, e cioè del maltrattante, di chi usa non solo l'arma delle botte e arriva all'omicidio, ma anche quella del plagio e di una pressione morale ed emotiva che annienta la vittima. Introdotti da Giovanna Zitiello e Virginia Del Re e coordinati dalla psicologa di Telefono donna, Daniela Lucatti, sono intervenuti con Grifoni anche il presidente e la vicepresidente di Nuovo Maschile, il centro maltrattanti di Pisa, e cioè Riccardo Guercio e Desirée Olianas, l'ispettore di polizia Maurizio Stilli e il prefetto, Francesco Tagliente, che ha voluto partecipare a un incontro su problematiche di cui più volte si è occupato nelle ultime settimane.

Duecento gli uomini presi in carico in quattro anni, dall'istituzione del Cam, avvenuta nel 2009 a Firenze, e molti gli altri che si sono rivolti alla struttura. Sono i dati che fornisce Grifoni. «Perché vengono? - spiega - Beh, qualche volta per trovare un vantaggio personale, in separazioni, nell'affidamento dei figli, più per giustificarsi in qualche modo che per consapevolezza. Quella arriva dopo, a poco a poco, seguendo il percorso che noi indichiamo. Il titolo del mio libro, non esiste giustificazione, viene dalla frase che un uomo mi ha detto dopo due anni di trattamento, quando finalmente ha preso consapevolezza di quel che ha fatto. I risultati? Nella maggior parte dei casi arrivano subito, perché, anche se si nega la responsabilità di quel che accade, comunque si interrompe subito la violenza fisica, soprattutto in padri che improvvisamente realizzano cosa i figli vedono e quanto soffrano. La maggior parte degli uomini che si sono rivolti a noi sono italiani, perché l'aggancio con l'immigrato avrebbe bisogno di maggior lavoro sul territorio, e di tutte le estrazioni sociali e tutte le età. Solo i tre quarti di loro presentano psicopatologie, il resto è frutto di fattori culturali e relazionali radicati su modelli patriarcali. L'Italia è in ritardo di circa trent'anni, ma l'uovo di Colombo sono famiglia e scuola, perché non si rafforzino fin dalla nascita comportamenti che non sanno insegnare a dare un nome alle emozioni. Un errore comune e grave? Dire al maschietto che piange: non fare la femminuccia».

Guercio ricorda che Nuovo maschile, la cui sede è in via Fucini, ascolta gli uomini che pensano di aver bisogno di aiuto ogni martedì e mercoledì sera dalle 21 alle 22 al numero 370-3230356; fuori orario è possibile lasciare un messaggio in segreteria o scrivere una mail a uominiliberidallaviolenza@yahoo.it

Candida Virgone

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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