Finanza
Ex capigruppo devono ridare 14mila euro
Il Comune scrive a 12 tra attuali e passati consiglieri del 2009 che non dovevano percepire alcuni gettoni di presenza
PISA. C’è chi usa la politica per dilapidare patrimoni in cene e vacanze a spese del contribuente. E chi, a causa del ruolo amministratore, deve restituire l’obolo intascato più di 4 anni fa.
Una dozzina tra ex e attuali consiglieri comunali dovranno ridare al Comune quasi 14mila euro sotto forma di compensi percepiti e non ritenuti legittimi stando all’interpretazione del ministero dell’Interno che non contempla la conferenza dei capigruppo come uno degli organismi i cui partecipanti sono tenuti a ricevere il gettone di presenza.
Lo hanno reso noto ieri mattina a Palazzo Gambacorti il presidente del consiglio comunale, Ranieri Del Torto e il dirigente, avvocato Pietro Pescatore.
Rimborsi incassati, ma non dovuti. O meglio, sulla cui regolarità non c’è un pronunciamento chiaro, visto che l’Anci, al contrario del ministero, sostiene che i compensi vanno pagati.
Si va da un minimo di 144 euro a un massimo di 1.800 euro.
«La cifra più alta è quella che devo pagare io – spiega Del Torto, professione avvocato –. Valuterò se impugnare questo atto».
Nel dubbio l’amministrazione già nel 2009 aveva seguito la linea più restrittiva revocando la liquidazione dei gettoni ai membri della conferenza dei capigruppo che all’epoca vedeva in consiglio Pd, Pdl, Sinistra Arcobaleno, Udc, Lista per Pisa, Idv e Psi.
Lo aveva fatto a partire dal primo settembre. Restavano scoperti i precedenti otto mesi. A far tornare in mente il periodo gennaio-agosto 2009 ci ha pensato la Guardia di finanza di Firenze.
È successo che le Fiamme Gialle sono impegnate a chiedere a tutti i comuni toscani copia degli atti che certifichino quanto e a chi è stato corrisposto il gettone di presenza per le sedute delle conferenze dei capigruppo per il periodo che va dal gennaio 2009 fino alla data di arrivo della missiva.
Pisa si era mossa in tempo bloccando i pagamenti all’agosto 2009. Tuttavia, ci sono Comuni che hanno continuato a riconoscere ai capigruppo il gettone anche negli anni successivi, altri che ignorano l’interpretazione ministeriale aggirandola dando vita a una commissione ad hoc per la programmazione dei lavori consiliari.
Fino al 31 agosto 2009 i consiglieri comunali pisani hanno ricevuto per le conferenze dei capigruppo un gettone di 72 euro lordi. A luglio, dovendo chiarire un passaggio della Finanziaria che non indicava più la conferenza come organismo per cui versare il gettone, l’amministrazione si rivolse al ministero dell’Interno. La risposta arrivò il 2 settembre: quei soldi non andavano corrisposti. Qualche giorno dopo un parere Anci aveva rimesso in pista il rimborso. Il Comune, però, decise di seguire le prescrizioni ministeriali e a partire dal primo settembre non pagò più il gettone per le sedute dei capigruppo.
Passano oltre quattro anni e ora la materia torna di attualità. È la Finanza a riaprire il caso con la lettera arrivata il 19 novembre a Palazzo Gambacorti.
L’avvocato Pescatore valuta la richiesta e decide, per non incorrere in eventuali richieste di danni erariali in caso di inerzia, di procedere al recupero del credito, limitato ai gettoni pagati dal primo gennaio al 31 agosto 2009. E così martedì il Comune ha inviato ai dodici “debitori” un atto di costituzione in mora. Da quando riceveranno il provvedimento, scatteranno 60 giorni di tempo entro cui saldare il conto per quei compensi che per legge non dovevano finire nelle tasche dei capigruppo. E che ora a malincuore devono restituire.
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