Il Tirreno

Pisa

Robot indossabile per aiutare gli anziani

di Danilo Renzullo
Robot indossabile per aiutare gli anziani

Il laboratorio Percro del Sant’Anna mette sul mercato due prototipi che agevolano i movimenti degli arti superiori

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PISA. La robotica applicata al sociale. Dal laboratorio Percro dell’Istituto Tecip (Tecnologie della comunicazione, dell’informazione, della percezione) della Scuola Superiore Sant’Anna parte un progetto rivoluzionario per la vita delle persone anziane, di chi ha difficoltà o vive l’impossibilità di camminare, e per rendere meno pesanti i lavori usuranti. Dal prossimo anno l’Istituto commercializzerà gli “esoscheletri indossabili”, un sistema robotico che si indossa come un abito: aiuta le persone a muoversi ed i lavoratori a rendere meno gravosi i compiti pesanti.

Il sistema potrà essere usato anche per la riabilitazione: alcuni ospedali e cliniche ne hanno già fatto richiesta. Chiamato “Wearable light exoskeleton”, è stato sviluppato nell’ambito del progetto “Wearable robotics” da Basilio Lenzo (27 anni, perfezionando del corso “Innovative technologies of information & communication engineering and robotics), da Alessandro Filippeschi (30 anni, post dottorato) e da Fabio Salsedo (52 anni, senior researcher), tutti del gruppo del laboratorio Percro di Massimo Bergamasco, vicedirettore dell’Istituto Tecip.

«Il progetto coniuga l’esperienza ultraventennale del laboratorio di robotica percettiva con un’idea innovativa di concepire i robot - spiega Lenzo -. Abbiamo creato una startup che proporrà sei prodotti diversi a seconda degli utilizzi». L’esoscheletro indossabile può essere applicato nel campo della riabilitazione, ad esempio per il recupero della mobilità degli arti, per aiutare le persone con problemi di deambulazione o nel mondo del lavoro. Nel campo dell’edilizia, altro esempio, un operatore che deve sollevare e movimentare carichi fino a 10 chili per braccio, lo potrà fare senza compiere troppi sforzi.

L’aspetto innovativo dei dispositivi messi a punto dal laboratorio Percro (la cui sperimentazione è partita circa tre anni fa) è nel diverso utilizzo dell’energia da parte dell’esoscheletro. Un robot “tradizionale” consuma infatti energia per funzionare. «Nel nostro caso - continua Lenzo - il lavoro viene svolto senza dispendio di energia, grazie ad un complesso sistema di molle che fa funzionare l’esoscheletro. Il robot utilizza energia solo quando la persona vuole aumentare o diminuire il peso da sostenere».

Un sistema che permette di utilizzare motori più piccoli ed a costi più bassi, evitando l’utilizzo di sensori elettronici o informatici, ma un calcolatore meccanico che rende più sicuro l’impiego del robot. «Sono dispositivi che possono avere un importante impatto sociale - continua Lenzo - anche sotto l’aspetto psicologico».

Dal prossimo anno partirà la commercializzazione di due esoscheletri per gli arti superiori adatti alla riabilitazione (uno dal costo di circa 20mila euro, l’altro da 120mila). Tra due anni sul mercato arriverà l’esoscheletro integrale, che combina l’uso di braccia e gambe, applicabile nel mondo del lavoro. Il sistema è stato già insignito del premio “Gaetano Marzotto”, assegnato lo scorso novembre a Valdagno (Vicenza).

L’esoscheletro indossabile è risultato vincitore, su 458 progetti partecipanti, nel settore “Impresa del Futuro”: è stato scelto come «miglior progetto imprenditoriale con capacità di generare significative e positive ricadute negli ambiti sociali, territoriali, culturali e ambientali». Ai ricercatori è andato un premio di 250mila euro, offerti dalla Fondazione Marzotto, insieme ad un percorso di affiancamento per lo sviluppo e per l’affinamento della gestione d'impresa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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