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Pisa

don falchi: il prete anti-slot

«Lo Stato è perseguibile per induzione al crimine»

di Francesca Suggi
«Lo Stato è perseguibile per induzione al crimine»

PONTEDERA. Davanti ad una vita che se ne va, sicuramente c’è rispetto e pietà. Ma dopo la doverosa premessa, il parroco delle crociate anti-slot, don Angelo Falchi diventa un fiume in piena di...

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PONTEDERA. Davanti ad una vita che se ne va, sicuramente c’è rispetto e pietà. Ma dopo la doverosa premessa, il parroco delle crociate anti-slot, don Angelo Falchi diventa un fiume in piena di riflessioni, critiche e appelli dirompenti come macigni. Proprio contro lo Stato. «A me piacerebbe che qualcuno cominciasse a denunciare lo Stato per induzione al crimine», tuona, come è solito fare anche dall’altare quando condanna il gioco d’azzardo.

L’ipotesi che quell’uomo di 61 anni, abbia scelto la morte per problemi di soldi legati alla sua passione per le slot machine lo indigna. Nel profondo.

«Faccio solo un esempio - e va nei dettagli - Dal momento che un’azienda può essere denunciata in caso di incidenti mortali sul lavoro, dovuti a carenze varie di sicurezza, oppure per impianti non a norma, allo stesso modo non capisco perché la medesima cosa non possa valere nei confronti dello Stato, dal momento che pubblicizza il gioco d’azzardo, inducendo i più deboli in questa strada che in alcuni casi porta addirittura alla morte».

La condanna è sonora: secondo il parroco di Casciana Terme quegli avvisi, stile “giocare con moderazione”, oppure “vietato ai minori” sono solo palliativi che non attenuano l’induzione.

«Quando si tratta della perdita di vite umane, è necessario che sia fatta giustizia negli stessi modi», continua.

Amarezza, contrarietà, rabbia, impotenza: don Falchi in passato ha portato avanti la sua crociata anti-slot nel paese termale. Tanto da farsi promotore di una raccolta di firme contro l'apertura di una nuova sala giochi.

Il sacerdote avanza anche un’altra riflessione. «Mi chiedo se la famiglia dell’uomo che ha perso la vita, oppure gli amici si erano accorti della gravità della spirale in cui l’ex operaio Piaggio era finito e se avevano fatto il possibile per aiutarlo in un percorso di guarigione da quella che è una vera e propria malattia», chiude. Con la promessa di tornare a parlare dall’altare termale del male insito nel gioco d’azzardo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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