Sicurezza
Dopo un anno, l’Ozzeri non fa più paura
La piena fece crollare il ponte e un uomo perse la vita. La Provincia: «I lavori hanno messo in sicurezza in canale»
RIGOLI. Era esattamente il 4 dicembre di un anno fa quando piogge copiose e continue fecero crescere il livello del torrente Ozzeri al punto che a Rigoli crollò il ponte sulla strada e franarono anche gli argini. In quel vortice di acqua e fango venne travolto Francesco Gabbriellini. Oltre al disastro idrogeologico, su quella notte pesò soprattutto la tragedia di un uomo inghiottito dalla furia del canale. Il cadavere venne ritrovato il 12 gennaio al largo di Genova.
Dubbi sulla sicurezza. E, affinché quella morte non sia stata inutile, la nipote di Gabbriellini ha scritto una lettera (che pubblichiamo in questa stessa pagina)sollevando dubbi sui lavori di sicurezza che sono stati eseguiti in quanto il rischio di esondazione non sarebbe stato scongiurato. Di questo tema, abbiamo parlato con l’ingegnere Giovanni Bracci, dirigente del servizio difesa del suolo della Provincia di Pisa.
Non ci sono più pericoli. «Riteniamo che i lavori eseguiti possano garantire la sicurezza idraulica al contrario di quanto sostiene la nipote di Francesco Gabbriellini» risponde l’ingegnere della Provincia con cui ripercorriamo cosa accadde quella notte per capire cosa è stato fatto nell’arco di un anno. La piena dell’Ozzeri aveva generato un’erosione progressiva degli argini e del fondo del canale scalzando le fondazioni del ponte che crollarono trascinando via anche le porte vinciane su cui erano innestate. «Subito la sera - ricorda Giovanni Bracci - intervenimmo insieme al Consorzio di Bonifica Auser di Bientina. Come primo intervento realizziamo una soglia in massi tra il casello idraulico e la centrale idro-eletterica in fase di costruzione. Questa soglia è servita per alzare il livello dell’Ozzeri e arrestare il fenomeno erosivo».
Gruppo di lavoro. Dopo quella tragica notte del 4 dicembre dell’anno scorso, si costituì un gruppo di lavoro formato dall’Autorità di Bacino del Serchio, dal Consorzio di Bonifica Auser Bientina, dal Genio Civile in rappresentanza della Regione Toscana e dalla Provincia di Pisa. Un gruppo di lavoro formato da esperti e ingegneri idraulici che si è riunito periodicamente e che si è assunto ogni responsabilità dell’opera di risanamento costata circa 1 milione e mezzo.
I “clapet”. «Dopo il primo intervento - spiega Giovanni Bracci - segue la ricostruzione degli argini e la protezione del casello idraulico alle spalle del ponte crollato. In contemporanea, cominciano i lavori per la ricostruzione dell’opera sostitutiva delle porte vinciane con tre scatolari i quali sono costruzioni in cemento da cui passa l’acqua dell’Ozzeri verso il Serchio. In caso di piena del Serchio, i livelli sono regolati dai “clapet” (portelloni metallici, ndr) posizionati all’uscita degli scatolari che servono a impedire il riflusso delle acque del Serchio verso l’Ozzeri».
Inoltre, sottolinea il dirigente della Provincia di Pisa, «per evitare il sifonamento, ovvero i moti d’infiltrazione sotterranea, sono state installate sotto l’opera idraulica, sotto i tre scatolari, delle palancole metalliche».
La portata d’acqua. Gli scatolari che sono stati collocati consentono il passaggio di una portata d’acqua di circa 100 metri cubi al secondo che è più o meno la portata massima dell’Ozzeri.
«Per tutte queste ragioni - afferma Giovanni Bracci - riteniamo che l’opera eseguita garantisca la sicurezza idraulica. La gestione dell’opera consiste nel fare in modo che le paratie funzionino sempre e non siano intralciate da rami d’alberi. Per questo sono in corso di valutazione interventi migliorativi».
Quel muro da completare. Ma su un punto l’ingegnere dela Provincia concorda con la nipote di Gabbriellini: «L’elemento di criticità del muro in sinistra idraulica verrà superato: è stato inserito nei lavori che dovranno essere eseguiti a completamento della centrale».
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