Il Tirreno

Pisa

Pietre da tutto il mondo per il prestigio di Pisa

di Maurizia Tazartes
Pietre da tutto il mondo per il prestigio di Pisa

Cosa emerge dalla mappatura della cattedrale e del resto delle chiese cittadine Nelle costruzioni medievali materiali toscani, ma anche da Grecia e Turchia

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PISA. La recente mappatura delle pietre e dei marmi eseguita nella zona pilota dell'abside del Duomo ci spinge a saperne di più riguardo alle altre chiese pisane. Ne parliamo con il dottor Marco Lezzerini, docente di Petrografia applicata e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra.

Dottor Lezzerini, lei si occupa della mappatura dei litotipi del paramento esterno della cattedrale. Che cosa è emerso dai primi esami?

«In sostanza quello che le fonti scritte ci avevano tramandato, ma verificato direttamente. Dall'esame delle due arcate settentrionali dell'abside maggiore risulta che sono presenti litotipi provenienti dalle cave dei Monti Pisani (marmi bianchi a grana fine e calcari neri), dalle Alpi Apuane (marmi bianchi a grana fine e media, serpentiniti e calcari di colore rosso). Ma ci sono anche marmi bianchi a grana medio - grossa giunti da cave greche e turche».

Sta studiando anche la provenienza delle pietre delle antiche chiese pisane. Con che materiali sono costruite?

«I materiali lapidei impiegati sono vari: estratti da cave aperte nelle vicinanze dell'edificio da costruire e quelli di reimpiego, provenienti da preesistenti edifici locali o giunti dal bacino mediterraneo. A questi si aggiungono pietre e marmi utilizzati negli interventi di restauro effettuati in epoca post-medievale, con materiali toscani».

A che cosa sono utili questi studi?

«Per conoscenza e per procedere con cognizione di causa nei restauri di edifici e monumenti antichi. In questi casi bisogna conoscere a fondo caratteristiche e proprietà dei materiali impiegati, oltre agli usi, alle tipologie di lavorazione ed all'ubicazione delle cave di provenienza. La mappatura dei litotipi presenti in alcuni edifici storici (Torre Pendente, Battistero, Palazzo Gambacorti, chiesa di San Frediano.) ha permesso di individuare le differenti varietà di pietre e marmi impiegati, definendone i rapporti quantitativi e descrivendone gli stati di alterazione e degrado, anche in rapporto alle tecniche di lavorazione».

Come si procede nelle indagini?

«Le forme di acquisizione e restituzione grafica dei dati raccolti sono state inizialmente semplici. Successivamente più complesse fino a utilizzare le moderne tecnologie Cad (Computer Aided Design) e Gis (Geographic Information System). Queste ultime consentono la creazione di banche dati facilmente implementabili, contenenti informazioni dettagliate "concio a concio" (litologia, tipo di lavorazione, degrado) e permettono una facile consultazione».

È in corso di pubblicazione una sua ricerca, con altri studiosi, sulle pietre della facciata e del paramento interno del campanile della chiesa di San Nicola da poco restaurata. Quali i risultati?

«In base ai dati raccolti, la facciata della chiesa di San Nicola risulta realizzata con conci di quarzite e di marmo del Monte Pisano, estratti in epoca medievale. Ci sono anche calcari neri prelevati dai Monti d'Oltre Serchio e marmi bianchi apuani. Le eleganti tarsie sono realizzate con serpentiniti e calcari rossi, marmo apuano e marmo del Monte Pisano».

Sappiamo che la chiesa fu fondata nel 1097. E' stato possibile risalire a una cronologia della costruzione della facciata attraverso i materiali usati?

«La storia costruttiva della chiesa è piuttosto complessa. Sono state individuate varie fasi costruttive. Sembra verosimile che l'edificio e il suo campanile fossero in origine costruiti di quarzite e arenaria Panchina livornese, materiali utilizzati a Pisa nell'edilizia civile e religiosa prima dell'estrazione del più pregiato marmo del Monte Pisano».

Rispetto alle altre chiese della città San Nicola presenta delle differenze nell'uso dei materiali?

«Direi proprio di no. Si tratta di materiali usati anche in altre chiese pisane come San Frediano, San Zeno, San Sisto, San Paolo a Ripa d'Arno, Santa Caterina e in numerosi altri edifici religiosi pisani di epoca medievale, inclusi quelli in Piazza dei Miracoli».

E le pietre del campanile di San Nicola ?

«Sembrano quelle originarie. Paramenti murari fino alla galleria a archetti di quarzite con conci perfettamente rifilati a nastrino, cella campanaria di calcarenite Panchina livornese…».

E il geologo continua a dipanare i vari e complessi nomi di pietre e marmi. Tutto fatto a perfezione però, a quel tempo. Erano bravi gli architetti e scalpellini medioevali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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