Il Tirreno

Pisa

Una bugia sull’Isee e pago meno tasse

di Giovanni Parlato
Una bugia sull’Isee e pago meno tasse

Sono 20mila i controlli dell’ateneo per verificare se lo studente dichiara la reale situazione economica familiare

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PISA. Spulciando fra le migliaia di autocertificazioni Isee degli studenti universitari che chiedono di pagare meno tasse, si scopre l’infedeltà fiscale.

Si scopre che un imprenditore edile dichiara meno degli operai a cui paga il salario, che una famiglia proprietaria di uno stabilimento balneare sulla costa toscana ha quasi un reddito inesistente e chiede di vivere in una casa popolare, che diversi commercianti dichiarano di essere in perdita e questa loro situazione di conti in rosso si protrae da una decina d’anni. Sono soltanto alcuni dei casi emersi dalla verifica che gli uffici dell’ateneo stanno eseguendo su circa 20mila dichiarazioni Isee (Indicatore situazione economica equivalente che prende in considerazione oltre che il reddito anche il patrimonio) presentate da studenti per ottenere uno sconto sulle tasse da pagare.

«Non siamo pubblici ufficiale e non possiamo svolgere indagini», afferma Michele Da Caprile, responsabile dei controlli sui benefici studenteschi, un spec ifico ufficio che si occupa di accertare se lo stutente ha detto “la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità”. Pertanto, quando c’è qualche caso in cui s’intravede qualcosa di clamoroso che non quadra (come può, per esempio, un negozio continuare la sua attività sempre in perdita per quasi dieci anni?), l’ufficio dell’ateneo passa la pratica alla Guardia di Finanza.

«Tuttavia - continua Michele Da Caprile - ci sono dichiarazioni che a seguito dei controlli vengono rettificate e lo studente paga la differenza. Il nostro interesse è quello di rientrare in possesso di quanto spetta allo studente pagare. Poi, ci sono anche casi in cui ci sono errori nella compilazione dell’Isee e a volte lo studente sbaglia pagando di più. In quel caso, spetta a noi ripianare la differenza».

Da dati del Ministero del Lavoro, ben l’80% delle autocertificazioni Isee in Italia dichiara di non avere alcun conto corrente in banca, on line o alle poste. «È un dato molto allarmante - comenta Da Caprile - in quanto un documento della Banca d’Italia informa, invece, che il 90% delle famiglie italiane ha un conto corrente. Questo ci fa capire qual è la situazione di base delle dichiarazioni Isee». E se il riferimento è nazionale, tuttavia il nostro territorio non si discosta così molto da percentuali che danno la dimensione di come un’autocertificazione Isee non sia lo specchio fedele del “redditometro” familiare. Tanto è vero che è allo studio una riforma dell’Isee che possa permettere all’Agenzia delle Entrate di controllare il patrimonio dei conti correnti, mentre oggi questi controlli vengono eseguiti soltanto in seguito ad una denuncia.

Nel controllo delle autocertificazioni, l’ufficio del rettorato scopre anche non solo la situazione economica familiare, ma anche il suo lato affettivo e sociale. «Sono molte le situazioni in cui il tessuto familiare è lacerato», dicono dagli uffici del rettorato, situazioni che esulano dal pagamento intero o no delle tasse, ma che si riflettono sulla carriera univesitaria dello studente.

Oltre all’ateneo, anche l’Azienda regionale del diritto allo studio esegue i controlli sull’Isee per verificare se lo studente ha realmente diritto alla borsa di studio o a un posto letto.

«Nel 2012 - dicono dal Dsu regionale - su un campione di 5.941 pratiche delle tre università toscane, 403 sono risultate irregolari, cioè il 7%».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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