Proteste
Ospedale, manca un timbro e l’apparecchio non arriva
Lo strumento per curare meglio il piede diabetico è atteso da un anno e mezzo. Un medico di Cisanello: «Procedure difficili per la burocrazia»
PISA. Chiedere uno strumento che potrebbe migliorare la qualità degli interventi e sentirsi dire, a distanza di un anno e mezzo, che la pratica è ferma per un cavillo.
Non bastassero le carenze di fondi, a complicare la vita dei pazienti e il lavoro degli operatori sanitari ci si mette anche la burocrazia nel suo volto più opaco.
L’ingranaggio che si è inceppato, per la sezione del piede diabetico a Cisanello, ha le sembianze di un ente che deve certificare la corretta applicazione della legge sull’assunzione dei disabili all’interno della ditta a cui è stata chiesta la fornitura di un apparecchio del valore di alcune decine di migliaia di euro. Il dottor Alberto Piaggesi, responsabile della sezione piede diabetico, diciotto mesi fa ha chiesto questo strumento ad alta tecnologia che svolge due funzioni essenziali: un minore impegno del paziente e una maggiore velocità di esecuzione degli interventi.
«È un apparecchio prodotto esclusivamente da una ditta straniera – spiega il medico –. Serve per l’attività chirurgica che svolgo in modo esclusivo in regime istituzionale a Cisanello dove opero da 25 anni. L’obiettivo è di risparmiare tempo e con risultati di gran lunga migliori rispetto agli standard precedenti».
Fin qui la premessa. Che non considera i professionisti di timbri e codicilli. Dopo un’estenuante trafila per ottenere l’autorizzazione, il fascicolo si blocca per mesi all’Estav, l’ente che si occupa di tutti gli acquisti per gli ospedali dell’area nord-ovest della Toscana. «Adesso vengo a conoscenza – aggiunge Piaggesi – del fatto che la pratica, avviata 18 mesi fa, è ferma perché la ditta non ha risposto al quesito riguardo la regolarità sul lavoro per i disabili. Credo che ogni commento sia superfluo».
Il medico è più sconfortato che arrabbiato. Non se la prende con le persone, ma con i meccanismi di una macchina burocratica che nella cecità della sua azione non sa distinguere il superfluo dall’essenziale. E si perde nell’ottusità.
«Devo dire che i nostri amministrativi e i colleghi dell'Estav si impegnano molto – chiarisce il dottore –. Il problema è una legislazione estremamente complessa e burocratizzante che rende queste procedure molto difficili. Penso sia un dibattito nazionale. Faccio queste considerazioni perché avverto l'esigenza di dover lavorare senza paraocchi. Ogni giorno ci troviamo ad affrontare problemi molti complessi, e nella maggior parte dei casi li risolviamo, in condizioni di difficoltà legate a scarsità risorse e anche alle complicanze dell’apparato amministrativo». Le ditte che forniscono beni e servizi alla pubblica amministrazione vengono passate sotto la lente di organismi che devono certificarne la regolarità gestionale e quella nei confronti dell’erario. Una procedura che punta a togliere dal mercato soggetti che contrattano con enti pubblici e magari non pagano tasse o contributi. Nel caso sollevato dal dottor Piaggesi la ditta straniera non avrebbe risposto alla domanda sull’utilizzo circa l’assunzione di disabili. E per questo il timbro del burocrate non arriva. Privando i pazienti di uno strumento che migliorerebbe la loro salute e il lavoro dei sanitari. Con la concretezza di chi è in prima linea il medico osserva: «Quando si sente dire in giro che bisognerebbe sburocratizzare un po' il meccanismo pubblico ci si riferisce anche a episodi come questo. Siamo alla complicazione degli affari semplici».
Nella foto il dottor Alberto Piaggesi, responsabile della sezione piede diabetico a Cisanello.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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