Il Tirreno

Pisa

Il Pozzo di San Vito tra i misteri e la pace del Serra

di Marco Barabotti

S'intravede la Certosa e si sente l’odore di castagnaccio come quello che i monaci facevano per gli indigenti

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CALCI. Tanta pace e misteri alle pendici del Monte Serra. Pietro Bernardo dei Paganelli percorreva le strade del lungomonte dalla natia Montemagno verso la metà del XII secolo, prima di diventare il 167.mo Papa della Chiesa Cattolica col nome di Eugenio III.

Ma anche l'innovatore della pittura italiana nel secondo quarto del XIII secolo, Giunta del Gallo detto Pisano, nato sulle dolci colline calcesane, amava questi luoghi una volta impervi per i loro boschi ricchi di frutta selvatica di cui era goloso, intrattenendosi per ore nelle osterie del paese.

E Cesare Borgia, figlio del cardinale Rodrigo poi diventato Papa Alessandro VI - allora frequentava il Seminario di Pisa, nel palazzo Mediceo oggi della Prefettura -, abbandonò più sopra, su un crinale del monte Serra, verso la fine del Quattrocento, il suo bambino avuto dalla relazione con la quindicenne Fiametta Michaelis affinché, con questo sacrificio, il Signore aiutasse suo padre Rodrigo a diventare Papa. E questo fatto, come documentano varie fonti, era stato preceduto da un'abbuffata in un'osteria tra Pisa e Calci.

La Valgraziosa oggi resta un polmone verde, ogni tanto selvaggiamente violentato dai piromani ma che conserva ancora la bellezza di un tempo.

E non mancano ristoranti, trattorie e osterie disseminate sul territorio che ci restituiscono i sapori e i profumi di un tempo.

Uno di questi è il Pozzo di San Vito, sorto su una struttura colonica completamente ristrutturata. Va da sé che una volta qui c'era un pozzo che aveva dato anche il nome al posto. Il ristorante non solo conta di un'ampia veranda da 120 posti che dà su un ampio giardino in cui d'estate si può mangiare all'aperto, ma anche di due salette interne da 25-30 posti per feste e cerimonie.

I piatti sono quelli classici della cucina toscana ma in chiave moderna. I cuochi sono Luca Rossi e Roberto Del Ministro, coadiuvati dal terzo socio Andrea Sartini. Tra gli antipasti abbiamo trovato molto equilibrata l'insalata di farro al profumo di mare.

Riguardo ai primi consigliamo i ravioli di San Vito ma anche quelli alle noci meritano la massima considerazione, alla pari del risotto con salmone e spinaci. La vera bontà resta la frittura di totanini e scampetti con verdurine miste di stagione anche per la loro leggerezza. Chi ama la carne può buttarsi su una tagliata di manzo con rucola e grana. I menu sono diversi, anche a tema e ve ne sono altri rispettivamente per matrimoni, comunioni e gruppi. A proposito di questi ultimi ci ha colpito, scorrendo i piatti proposti, la solita preparazione espressa. Prendiamo, ad esempio, il terzo dei menu per matrimoni (ma anche gli altri due sono sulla stessa onda), ebbene qui vediamo gran parte delle stesse portate del menu principale alla carta: dalle verdurine fritte, agli gnocchi al filetto d'orata, ai ravioli in crema di noci, al filetto di branzino San Vito e alla consueta tagliata. Come dire, anche se siamo in tanti (spesso più di cento) si può godere delle stesse prelibatezze. A leggere quello che scrivono gli internauti sui vari siti, i commenti sono in larga parte positivi, in particolari riguardo ai banchetti affollatissimi dove spesso non è facile soddisfare gusti e tempi.

I dolci sono fatti prevalentemente dai cuochi e per i più ghiotti, ma con un palato più raffinato, consigliamo la crema al mascarpone e salsa di caffè.

E' notte e fa molto freddo. Usciamo per una boccata d'aria. S'intravede la bellissima Certosa, il complesso monumentale pisano più importante dopo quello di piazza dei Miracoli. Tra i rumori del vento par di udire i canti gregoriani dei certosini che sono passati di qui per secoli. Ci risveglia, dal rapimento, l'odore del castagnaccio appena fatto: una volta dolce dei poveri, che i certosini facevano per darlo agli indigenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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