Attenzione
In città un negozio apre e due chiudono
La Confesercenti: «L’emorragia non si ferma, l’abbigliamento è il più colpito». Crescono soltanto gli ambulanti
PISA. La crisi del commercio continua: nei primi dieci mesi del 2013 sia a Pisa città che in provincia il saldo tra nuove aperture e chiusure è ancora negativo. I numeri, frutto dell’Osservatorio Confesercenti, sono più che eloquenti: per quanto riguarda la provincia, le imprese del commercio al dettaglio che hanno cessato da gennaio a ottobre sono state 264 (con un saldo negativo rispetto alle aperture di 123 unità). Non va meglio a Pisa dove le chiusure sono state 82 e le aperture solo 46. Una dato purtroppo in linea con quello italiano, visto che nello stesso periodo sono oltre 60mila le attività in tutta la penisola che hanno abbassato definitivamente le loro serrande.
«L’emorragia di imprese – commenta il direttore di Confesercenti Marco Sbrana – non si ferma, anche se si evidenzia qualche piccolo segnale di speranza. Il commercio è schiacciato dalla crisi dei consumi interni, segno distintivo di questa recessione italiana. A questo bisogna aggiungere una liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura delle attività commerciali che non ha eguali in Europa, e che favorisce solo la grande distribuzione».
Analizzando con attenzione i numeri, balza subito agli occhi il dato dei negozi di abbigliamento e calzature: meno 41 il saldo tra aperture e chiusure in provincia, meno 4 a Pisa. «Questo settore è sicuramente quello che risente di più del crollo dei consumi – spiega ancora Sbrana -. La gente sembra risparmiare proprio su questi generi. Di certo il settore non ha beneficiato di un recupero autunnale, a causa del protrarsi del clima caldo: a settembre 2013 le vendite di abbigliamento e pellicceria hanno segnato un calo del 3,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre si assiste al tracollo di quelle di calzature e articoli in cuoio (-6%). Lo spostamento progressivo di quote di mercato verso outlet, catene di pronto moda e shop online completa un quadro di estrema difficoltà».
Dopo alcuni anni di trend positivo, nei primi dieci mesi di quest’anno anche i bar e la ristorazione segnano un saldo negativo. Dice il direttore di Confesercenti: «Soprattutto i bar negli anni scorsi erano considerate attività facili da aprire anche da persone che si avvicinavano per la prima volta al commercio. Questo ha portato ad un proliferare di pubblici esercizi che alla fine non hanno resistito al mercato. Se a questo si aggiunge una tassazione quasi punitiva (basta citare rifiuti e suolo pubblico), ecco spiegato il saldo negativo anche in questa tipologia commerciale».
In questa distesa di segni negativi, spicca sia in provincia che a Pisa un dato in controtendenza. Stiamo parlando degli ambulanti: più 46 il saldo in città, più 34 nel resto del territorio provinciale. «Da sempre l’ambulantato è stato un rifugio, anche per chi proviene da altri settori (ad esempio dall’industria) – aggiunge Marco Sbrana -. Viene considerata, spesso con una certa superficialità, una attività da intraprendere con poco capitale e con poca organizzazione e soprattutto senza una adeguata preparazione. Il massiccio turnover, anche se con un saldo positivo, testimonia che la realtà è diversa e molto più difficile. Da sottolineare anche un più 1 per quanto riguarda le strutture ricettive; in questo caso è probabile che la crescita provenga dal settore extra alberghiero».
In questo panorama, dunque, poche speranze per il futuro? Sbrana cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno. «Di sicuro è necessario un cambiamento di rotta da parte del governo prima e dai Comuni dall'altra. A livello locale, infatti, bisogna capire che una tassazione pesante non ha senso se poi alla fine le attività chiudono. Una piccola speranza – conclude – arriva da un rapido rinnovamento generazionale: il 40% delle nuove imprese di commercio e turismo è giovanile. È la dimostrazione della voglia di non arrendersi dei nostri ragazzi. Adesso cerchiamo di tenerli sul mercato, in primo luogo evitando batoste fiscali, e chiedendo alle banche di dare fiducia al settore con un accesso al credito ormai impossibile per i piccoli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google