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Senza stipendio tre lavoratrici del negozio Go Kids
PISA. Da mesi lavorano senza riscuotere lo stipendio e senza certezze sul loro futuro. I Cobas denunciano la situazione delle tre lavoratrici di Go Kids, negozio di abbigliamento per bambini del...
PISA. Da mesi lavorano senza riscuotere lo stipendio e senza certezze sul loro futuro. I Cobas denunciano la situazione delle tre lavoratrici di Go Kids, negozio di abbigliamento per bambini del centro commerciale Pisanova. Le dipendenti della catena italiana di abbigliamento per bambini, marchio del Gruppo Bernardi, da mesi non percepiscono i compensi dovuti, mentre il proprietario del fondo commerciale ha chiesto lo sfratto.
«L'azienda – spiega il sindacato di base - contava oltre 30 punti vendita in tutta Italia prima dell'affitto del ramo d'azienda alla Sds (Servizi distribuzione somministrazione srl), società con numerose attività: dal facchinaggio ai traslochi alla commercializzazione all'ingrosso e al dettaglio. Da aprile a settembre 2013 Go Kids ha ripreso circa 26 punti vendita. Solo tre negozi (Pisa, Grosseto e San Benedetto del Tronto) sono rimasti alla Sds, sembra perché i rispettivi centri commerciali non si sono opposti al subaffitto e al cambio d'insegna dei negozi. Nel frattempo – continuano i Cobas - il punto vendita pisano ha ricevuto lo sfratto esecutivo perché vecchia e nuova proprietà da oltre un anno non pagano l'affitto e le spese condominiali». Con l'affitto del ramo d'azienda, i dipendenti si sono ritrovati in una nuova realtà commerciale senza «nessun preavviso o spiegazione».
«Tutto avvolto nella nebbia – accusano i Cobas -, referenti aziendali incerti, rifornimento di merce scarso o nullo, ritardi nel pagamento degli stipendi, futuro lavorativo incerto. Le tre dipendenti “lavorano” in un negozio pressoché vuoto e la pochissima merce viene consegnata di rado da un cittadino straniero che risulta essere il nuovo “amministratore delegato”. Questo è il risultato di una realtà commerciale sempre più diffusa, fatta di passaggi di società, sub-affitti e cambi di insegne».
I Cobas chiedono un confronto con gli amministratori del centro commerciale Pisanova per proporre una sorta di codice etico «che impegni le aziende ad applicare i contratti nazionali e a retribuire il personale secondo le normative vigenti; un monitoraggio, insieme ai proprietari dei fondi, al fine di verificare criticità che potrebbero non solo ripercuotersi sul personale ma anche sul centro commerciale e un tavolo di confronto annuale con le organizzazioni sindacali e le attività presenti al centro commerciale». (d.r.)
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